Andrea Garuti, fotografo toscano, costruisce città in miniatura con tutto quello che trova in giro, poi le fotografa come fa con le metropoli del mondo. Il suo obiettivo è quello di dare vita agli oggetti che hanno terminato la loro funzione e sono stati gettati via. Ha iniziato con alcuni pezzi destinati alla mostra annuale sulla plastica, organizzata da Rossana Orlandi nel 2021, poi non ha più smesso, mantenendo il suo goal ecologico.

Garuti, raccoglie e assembla cose dimenticate trasformandole in microarchitetture dal segno metafisico e dall’invidiabile forza espressiva:

«Gli oggetti una volta decontestualizzati sono tutti strani, non c’è una grande distinzione. Li ho cercati per le strade di Milano, dalle discariche alla pattumiera ai ferrivecchi. Non ho utilizzato proprio tutto, alcune cose non legavano con le altre e sono diventate a loro volta scarti”Andrea Garuti.

andrea garuti

Andrea Garuti: di che tipo di arte stiamo parlando?

Si tratta di un lavoro infinito, continuamente in trasformazione attraverso le prospettive, la luce e i tagli dell’immagine.
Le bottiglie diventano grattacieli, copertine e pagine dei magazine si trasformano in manifesti pubblicitari, tubi come scarichi industriali e canaline elettriche utilizzate per i ponti: le città dell’artista sono la rappresentazione di una realtà̀ immaginaria e a tratti familiare.

La scenografia è volontariamente imperfetta; infatti Andrea Garuti non vuole costruire il solito e noioso plastico per architetti, anzi la sua volontà è quella di creare un vero e proprio reportage fotografico capace di emozionare.
Il suo segreto? Far collidere la realtà professionale con quella lavorativa, dando vita a mondi utopici capaci di sensibilizzare su un tema come quello della sostenibilità, che oggigiorno rappresenta uno dei topics più importanti.

La trovi un’arte visionaria quella di Andrea Garuti? Faccelo sapere nei commenti!

Credits: Living Corriere

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