Andy Warhol ... in the city

Arte

Andy Warhol … in the city

6 Lug , 2015  

Andy Warhol … in the city – le opere di Warhol approdano a Napoli.

Andy Warhol ... in the city

«Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per via dei tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi e nonostante tutto la gente è felice come quella di New York».

Warhol ritrova a Napoli la sua città nei sacchetti di immondizia, nella paccottiglia kitsch accumulata agli angoli dei monumenti storici e nei femminielli, vere e proprie icone di quartiere: figure mitologiche che si muovono sui tacchi, doppie e sinuose, calcando una terra fatta di acqua e di fuoco, in un equilibrio che è costante solo nella sua precarietà.

Nonostante il suo sia uno sguardo liscio, patinato, Warhol riesce a penetrare nel magma simbolico della città attingendovi a piene mani e regalando ad una consolidata tradizione iconografica napoletana uno sguardo nuovo.

In una realtà mai uguale a se stessa, riesce ad imprimere il suo marchio seriale rispettandone però la natura anarchica e straripante nella sfocatura cromatica che caratterizza i suoi ritratti, incuranti della linea di contorno o di qualsiasi logica sottesa al funzionamento del colore.

Nella serie dedicata al Vesuvio il senso tragico dell’eruzione è sublimato da una resa stilistica che è ossessiva nella sua ripetizione in diversi e coloriture, che richiama le strategie comunicative e divulgative dei mezzi di comunicazione di massa.

‘A muntagna, così come viene chiamata da chi quotidianamente ci convive, diviene così non solo un prodotto, ma anche un «grande pezzo di scultura» a ricordare, nella sua terribile realtà, che la vita altro non è che una tarantella con la morte, concetto che solo in un vulcano che poggia le sue pendici sul mare poteva trovare la sua più appropriata espressione.

 

Andy Warhol ... in the city

«Per me l’eruzione è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario ed anche un grande pezzo di scultura […] Il Vesuvio per me è molto più grande di un mito: è una cosa terribilmente reale».

Come ricorda Mario Franco: «Warhol amava Napoli, il fuoco creativo che ha nelle viscere, il convivere fatalistico con la morte. Non c’è una Parigi, una Londra di Warhol, c’è la Napoli Warhol, col suo sterminator Vesuvio».

Fu portato a Napoli da Lucio Amelio, gallerista dallocchio attento, il quale vide nellartista newyorkese unoccasione propizia per rilanciare la scena culturale partenopea in ambito internazionale, guidato da una potente illuminazione: due città posizionate sulla stessa latitudine geografica ed energetica, «due grandi caldaie, due ribollitori di energia pronti ad esplodere».

Due città che portano nel nome il concetto di novità, avanguardie di un’umanità divisa tra mare e viscere, superficie ed underground.

La sua integrazione col tessuto partenopeo trovò poi la sua apoteosi in occasione dei festeggiamenti del primo scudetto del Napoli: travolto dall’inarrestabile euforia di un popolo alle prese con una sensazione nuova, di riscatto nel sentirsi primo di diritto, entrò in un negozio di ferramenta per acquistare della vernice azzurra e dipingere una Diana a due cavalli parcheggiata nelle vicinanze.

Nella mostra al Chiostro agostiniano è ben chiaro questo rapporto fra Warhol e le city; lo spirito di questa mostra infatti attesta una certa e chiara risonanza fra Warhol e l’abitare metropolitano, lasciando trasparire un cortocircuito emotivo e assonante fra cittadino, simboli e simulacri della città; gli oggetti simbolo dell’abitare e del vissuto metropolitano si trasformano in un batter d’occhio in soggetti. In opere d’arte volubili, meccaniche, con valenza e funzione polisemica: dalle copertine delle riviste firmate Warhol alle copertine dei vinili (anche quello di una giovanissima Loredana Bertè), dalle icone-divi del XX° secolo ai barattoli di fagioli o francobolli, per arrivare all’inedita collezione Cats che Andy Warhol dedicò alla madre.

Andy Warhol ... in the city

Napoli ed Andy Warhol, un sodalizio che nel tempo si rafforza, nello spirito pop che da sempre investe l’animo della città partenopea. Difatti il Chiostro Agostiniano ha avuto nel tempo anche la funzione di fabbrica di idee, movimenti e ribellioni, soppressioni.

Dal Chiostro partì la ribellione all’inquisizione spagnola e fu celebrato il processo postumo a Masaniello.

Ora approda “Andy Warhol … in the city” 103 opere fra cui le icone dei nostri tempi immortalate in un “per sempre” Warholiniano-metropolitano: Mick Jagger 1979/1980; “Time” marzo 1984 – Michael Jackson; Ingrid Bergman, The Nun 1983; The Rolling Stones – Love You Live, 1977; Diana Ross – Silk Electric, 1982; Marilyn Monroe 1970/1971; Marilyn Monroe 1982; Liz Taylor 1964/1966; Campbell’s Soup Dress 1968. Ci saranno inoltre litografie, serigrafie e offset firmate mai esposte o esposte in rarissime occasioni.

“Andy Warhol … in the city” ci parla di una ‘nuova città’ e vuole richiamare, al Chiostro Agostiniano, una ‘città nuova’ con iniziative culturali, aperitivi artistici, eventi musicali.

Orario visite: 8:30/21:00 Corso Umberto 174 Napoli.

 

Fonte immagini: Wikiart

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