Colore

Architettura, design e colore: intervista a Paolo Brescia

22 Mag , 2017  

Cromoambiente è un modello che fornisce il supporto per l’applicazione consapevole del colore grazie all’uso finalizzato dell’energia luce-colore. Lo scopo è far stare meglio l’individuo negli spazi che vive. Abbiamo incontrato e intervistato Paolo Brescia, il suo ideatore, che ci ha accompagnato in un affascinante viaggio alla scoperta del colore.

Come è iniziata la sua passione per il colore?

Non è possibile dire quando è iniziata. Ho sempre avuto la sensazione che il colore non fosse ben considerato. Non accettavo il fatto che il suo utilizzo fosse legato esclusivamente al mondo della moda. Probabilmente mi sono avventurato in questo percorso quando ho visitato la Moschea blu di Istanbul. La visione dei lapislazzuli mi ha trasmesso un senso di pace e condotto a vivere l’esperienza della “dimensione parallela”. Sono rimasto fermo al centro della Moschea per circa quattro ore convinto che fossero passati solo 5/10 minuti. A distanza di tempo ho visitato l’Egitto, ammirato le piramidi, i templi e i papiri. Ho studiato le tecniche dei sacerdoti che comunicano con l’aldilà attraverso riti particolari che si esplicano attraverso il colore blu, insieme al suono dei tamburi accompagnato da nenie e all’odore delle radici bruciate.

Cromoambiente: ci spieghi di cosa si tratta.

Il progetto Cromoambiente è un modello luce-colore che ha lo scopo di far vivere meglio l’individuo nel suo habitat. Questo avviene attraverso la conoscenza dei principali effetti che il colore produce sugli esseri viventi: effetti fotobiologici, affetti comunicativi, effetti psicologici ed effetti terapeutici. A questo si aggiunge l’analisi dei luoghi, la definizione di tutte le componenti di informazioni che individuano il giusto o i giusti colori.

 

Ospedale di Altamura

 

Ha realizzato molti progetti. Ce n’è uno a cui è particolarmente legato? E come mai?

Sono affezionato a tutti quanti i progetti realizzati: dalla postazione del guardiano fino all’ufficio del mega direttore, dal colore del laminato plastico fino alla nave, dalla collezione colore fino all’auto, dalla piazza fino al grattacielo, dalla segnaletica fino alla scenografia per Papa Giovanni Paolo II e per i presidenti Cossiga e Ciampi. Dal piano del colore fino al Giardino Giapponese, dall’Hospice fino al Policlinico. Ma il progetto a cui sono più legato è il progetto che non è stato realizzato: il reparto di oncoematologia infantile di un ospedale della mia regione. Non è stato applicato a causa di alcune divergenze con il primario che ha deciso di bloccare il progetto cromatico. L’idea principale tendeva a far si che i piccoli pazienti fossero sollevati dal peso delle flebo, dall’atrocità degli aghi, dai letti enormi, dalle lampade accecanti e dalle pareti in plastica cannettata. Sono certo che avrei potuto fare molto. Non bisognerebbe considerare i piccoli pazienti come portatori di un tumore, ma individui da rispettare.

Qual è il suo processo creativo? Da dove inizia e quali sono i primi elementi che valuta prima di iniziare un lavoro?

Il mio obiettivo è ottenere degli ambienti corretti che riescano trasmettere tutto ciò che emerge dal progetto. Prendo come riferimento l’E.R.O.S. e lo S.C.A. applicati rispettivamente per l’architettura e per i fruitori. Per E.R.O.S. si intende: E come Esistere, cioè l’analisi dell’ambiente circostante, della sua funzione, le modifiche che si possono apportare e quali sono le rigidità nel quale muoversi; R come Raccolta dei dati, in base all’asse cardinale e in base al contesto (rumori, odori, disergonomia, luce, gradi kelvin ecc.); O come Obiettivi stabilendone tre insieme ai fruitori. Individuando bene gli obiettivi e le priorità si arriva alla S che sta per Soluzioni. Con S.C.A, invece, si intende: S come Stress, la tipologia di stress a cui è sottoposto o sono sottoposte le persone in un ambiente; C come Comfort, ovvero capire i disagi che un individuo o più individui devono affrontare durante lo svolgimento del proprio lavoro e correggerli; A come Autonomia distinta in quella decisionale e in quella esecutiva a cui corrispondono colori differenti, dall’indaco al giallo.

Quanto è importante l’utilizzo consapevole del colore nella quotidianità?

Dipende dall’applicazione che si fa e dove si fa. In una casa potrebbe essere relativo in quanto l’estetica del fruitore sopravanza il più delle volte la funzionalità. Il colore scelto per motivi estetici a discapito della funzionalità: questo è quello che combatto da trent’anni. Mentre per il luogo pubblico, come un’ospedale, una scuola o un ambiente di lavoro, la funzionalità fortunatamente prende il sopravvento sull’estetica.

Quali sono gli accostamenti cromatici da evitare in una casa? E perché?

In una casa nessun colore può essere escluso e, se ben considerati e progettati, non esistono accostamenti cromatici sconsigliati. Anche il nero con il verde o il rosso con il viola, il marrone con il turchese o il blu con il grigio. Quello che mi sento di dover sconsigliare è l’utilizzo monocromatico del bianco o del verde. Il monocromatismo del verde potrebbe procurare un senso di rigetto in quanto non esiste in natura. Lo stesso prato è caratterizzato da varie tonalità di verde, mai uno soltanto. Il bianco è responsabile dell’aumento dei disturbi visivi perché non dà la possibilità allo sguardo di riposare essendo il più delle volte abbagliante. Nelle zone lavoro, con il passare del tempo, la presenza del bianco provoca nausea e cefalee. Il bianco è un colore bellissimo e molto funzionale se utilizzato in modo corretto. Ricordiamo che Le Corbusier ha lasciato scritto che il bianco vive solo se c’è un enorme chiasso di colore intorno.

 

Impianto di decapaggio – Terni

 

Ci sono dei colori che non possono mancare all’interno di un’abitazione?

Partiamo dal presupposto che ci sono tante sfumature dello stesso colore che potrebbero essere indicate per adempiere a una funzione, ma in altre sfumature possono condurre effetti contrari. Ad esempio un arancio tendente al rosso è asfissiante, un arancio tendente al giallo è anti-claustrofobico. Per ogni colore esistono centinaia di sfumature e la scelta non è tanto facile se non si hanno competenze specifiche. Ecco perché ancora oggi si vende maggiormente il bianco. I colori possono essere divisi in caldi e freddi, pertanto diurni e notturni, stimolanti e rilassanti. I primi troverebbero migliore allocazione nella zona giorno, mentre i freddi nella zona notte. Per la zona studio consiglio il giallo, in sfumature chiare, essendo uno stimolante psichico. Mentre il giallo tendente al tortora potrebbe essere applicato in cucina perché da l’impressione di un cibo ben cotto. Il giallo limone per la parete della sala da pranzo trasmette l’idea di una frittura leggera e digeribile. L’arancione potrebbe essere applicato nel corridoio, nella zona gioco, in cantina, nel vano scale. Opportuno all’interno di un bagno, specialmente se senza finestre. Abbinato ad un verde marcio riesce a ridurre le percezioni olfattive. In sfumature differenti potrebbe anche essere utilizzato nel soggiorno. Il rosso, in alcune sfumature e in piccole quantità, potrebbe essere utilizzato in cucina. Riesce ad attivare la sinestesia del gusto aumentando la salivazione e pertanto rendendo il cibo più saporito. Da ricordare la storia dei Somelliers che, posti di fronte alla valutazione di cinque vini bianchi e cinque vini rossi, hanno valutato i rossi senza accorgersi che erano gli stessi vini bianchi colorati. Oggi i vini rossi sono valutati in bicchieri neri, per cui dopo la valutazione del gusto si passa a valutare anche il colore. In altre sfumature, come il rosso pompeiano applicato nella camera da letto, rende l’intero ambiente più intrigante. Ovviamente non in tutta la camera, non dormireste bene. Da ricordare che il rosso è un colore tonico: aumenta il battito cardiaco e invita all’azione. Il rosa è il colore della salute, ottimo in una zona di convalescenza. È il colore più amato e odiato dalle donne. Da utilizzarsi nelle pareti vicino la zona conversazione, agevolando così il gossip. È il colore femminile per eccellenza, non trasmette nulla di negativo e attenua l’aggressività. Il verde, nelle sfumature fino al turchese, potrebbe essere utilizzato all’ingresso con funzione di benvenuto e di accoglienza. Applicato nella camera da letto dei bambini agevola il gioco. In un corridoio riesce ad aumentare la sensazione di freschezza. Il blu può essere applicato nelle camere da letto per agevolare un buon sonno: rallentando il battito cardiaco predispone il fisico al riposo. È sconsigliato a chi soffre di depressione. Il viola, nella sua sfumatura di indaco, è un colore splendido per il soggiorno. Aiuta alla socializzazione. Il viola è l’incontro e la miscela dello ying e dello yang, del maschile e del femminile, motivo per cui molto spesso non è accettato. È un colore che impreziosisce una parete, in special modo se si hanno suppellettili preziosi come quadri, arazzi, sculture. Il grigio andrebbe utilizzato sulle porte e la sfumatura tendente all’azzurro potrebbe essere utilizzato per il soffitto. È un ottimo colore per gli arredi. Ha la proprietà di adattarsi al colore a cui viene affiancato: un grigio vicino a un verde diventa un grigio rosato, un grigio vicino a un rosso diventa un grigio/verde e così via. Il nero nell’arredo è consigliato per i mobili, ma non per le pareti. Il marrone potrebbe essere applicato alla parete del camino o di un setto di parete, in quanto colore ecologico. Ottimo per il pavimento: colore solido che richiama la terra e il legno. Il bianco è il colore più usato e si presuppone che sia facile da pulire e riparare. Niente di più errato. Il bianco è un colore splendido se perimetra o sottolinea altri colori. Sarebbe il caso di macchiarlo con altri colori in modo da non avere solo il bianco abbagliante e ottenere così il bianco “sporco” di rosso, o di verde, o di blu.

Ha un sogno nel cassetto? C’è un progetto che le piacerebbe realizzare?

Il mio sogno è contribuire a rendere il colore protagonista del nostro habitat e non scontrarmi più con la famigerata frase “questo colore non mi piace, architetto me ne proponga un altro” per poi spiegare il motivo della scelta. Sarebbe opportuno insegnare il colore, in Italia e fuori, ad architetti, ingegneri, geometri, in generale ai tecnici che ignorano del tutto le potenzialità che il colore possiede. Il progetto che mi piacerebbe realizzare è un protocollo ministeriale, da redigere con altri tecnici, che diventi guida per tutti i reparti pediatrici e geriatrici del paese. La missione del colore è quella di farci vivere meglio: utilizziamolo!

 

Fonte immagini cromoambiente.it

Commenti

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One Response

  1. Maurizio Gelich ha detto:

    Vero, verissimo quanto raccontato dal Prof. Brescia.Ho personalmente constatato , più volte, i cambiamenti in positivo ,nella qualità della vivibilità degli ambienti, dopo gli interventi da lui fatti in locali del tutto estranei all’uso del colore.E’ difficile poter descrivere,con parole adeguate, le sensazioni positive che se ne traggono. Bisogna entrare e soffermarsi in questi ambienti, così realizzati, per capire. Ed una volta che ci si è immersi, nei colori giusti come solo lui sa fare,il risultato è straordinario e non lo si abbandona più.Preciso che non sono legato al prof.Brescia da alcun legame se non dalla stima che egli stesso si è conquistato in circa venti anni di esperienze .

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