“La dualità dell’essere e dell’apparire, dello svelato e del celato, della gioia e del dolore, sono aspetti in divenire di un unico perenne ciclo di trasformazione che interessano il mio lavoro artistico. Amo da sempre l’argilla per questa sua intrinseca capacità di trasformazione e per la memoria ancestrale che porta con sé e che riesce a trasmettermi. Le forme che creo, la materia che plasmo, diventano così una testimonianza ed una traccia di me ‘quasi un’orma leggera, ma anche un indizio sensibile, suggerimento sussurrato a chi è capace di coglierlo”. Sono queste le parole che Annalia Amedeo, straordinaria artista nata a Napoli, ma che oggi vive a Roma, ha scelto per presentarsi sul suo sito internet. Annalia Amedeo si è formata a Firenze come restauratrice e in questo settore ha lavorato per molti anni collaborando con enti pubblici e privati tra cui Palazzo Vecchio a Firenze e il Museo Archeologico di Napoli, per poi approdare alla ricerca artistica nel 2011. Noi abbiamo deciso di incontrarla per una bellissima chiacchierata.

La ceramica è il linguaggio che hai adottato per esprimere il tuo talento. Come è nata la curiosità verso questa materia?

La mia fascinazione per la ceramica è nata molto presto, fin da adolescente, visitando le manifatture e i musei della mia città, in particolare quello di Capodimonte. Ricordo perfino l’odore di quegli ambienti, dove un impasto bianco a base di caolino si trasformava in oggetti di grande fascino. Di lì la volontà di avvicinarmi appena possibile a questo settore attraverso il restauro di ceramiche e porcellane antiche conseguendo un diploma.

Quali artisti ami particolarmente e quali condizionano i tuoi lavori?

Provenendo da un ambito come quello del restauro, più che seguire un determinato artista, il mio interesse è orientato all’archeologia e all’arte antica intesa come ricerca di equilibrio e bellezza, a cui cerco di dare un’impronta contemporanea. Credo che un certo rigore formale sia un retaggio di formazione, più evidente nelle opere di design. Il lavoro scultoreo è invece ispirato al mondo naturale. Sono forme archetipe ed organismi che mutano costantemente e che preludono ad una sorta di forma organica mutante. Questi aspetti della mia ricerca trovano una sintesi in volti I cui lineamenti rimandano alla statuaria classica e che attraverso manipolazioni e sovrapposizioni di
elementi naturalistici, subiscono una trasmutazione.

Come descriveresti lo stile delle tue ceramiche?

Più che a definire un mio stile, sono interessata a ciò che il mio lavoro possa suscitare, quali corde emotive possa toccare e quali ricordi evocare. La ceramica è ancestrale e risuona al nostro subconscio in maniera potente.

L’arte è un percorso, mai un traguardo. In che modo alimenti la ricerca di nuovi stimoli per la realizzazione delle tue opere?

L’artista è per me colui che si mette in ascolto e che traduce nel proprio linguaggio ciò che corrisponde alla sua anima. Gli stimoli mi arrivano sempre da ambiti diversi, come ad esempio osservare le foglie cadute per strada, in che modo si spostano o assumono forme sempre diverse. Studiare le linee di un manufatto, un ricordo particolare, leggere un libro o anche scrivere un’intervista che mi faccia riflettere su quello che porto avanti, possono diventare fonte di ispirazione. Spesso disegno più e più volte uno stesso soggetto e tutto contribuisce ad essere rielaborato artisticamente. Andrebbe però tenuto presente che nella ceramica subentrano anche altri fattori, come l’incognita della resa di un pezzo una volta uscito dal forno che può deludere le aspettative. In questo ambito l’espressione artistica va di pari passo con la perizia tecnica.

Un elemento costante nei tuoi lavori è l’utilizzo molto limitato del colore. Da cosa nasce questa scelta?

La maggior parte dei miei attuali lavori artistici sono in porcellana. Questo materiale ha di per sé un possesso di lievità e una traslucentezza molto particolare, non a caso era definito anticamente “l’oro bianco”. È molto interessante studiare anche le varie tipologie e gli effetti, una volta che l’impasto si è vetrificato. Creo campiture limitate di colore o applico piccole e tenui lumeggiature che non coprono l’oggetto ma ne evidenziano i particolari, definendone i contorni. Attualmente adopero spesso smalti metallici che esaltano la sua preziosità e stò sperimentando argille diverse.

Tra le tue opere, ce n’è una alla quale sei particolarmente affezionata?

Non credo ci sia un’opera a cui sia più affezionata, piuttosto direi ad ognuna per svariati motivi; per le vicende personali o lavorative che stavo vivendo, o per un passo in avanti nella ricerca. Diventano un pò tutte una parte di me.

Come stai vivendo da artista questo periodo di stallo causa covid?

In principio è stato traumatico chiudere il mio atelier, rinunciare all’improvviso alle abitudini legate alla routine lavorativa quotidiana. Attualmente riesco a mediare di più con le restrizioni e a proseguire con un certo ottimismo.

Promuoversi, comunicare, esporsi. Che rapporto hai con i social? Pensi che per un’artista, oggi, giochino un ruolo importante?

Credo che oggi come ieri l’artista debba necessariamente esporsi per proporre il proprio lavoro, se non altro per farsi conoscere. I social in questo danno un valido aiuto per incontrare un pubblico più vasto. Personalmente a volte stento e so di essere in questo un pò discontinua. Non so se sia una coincidenza, ma in questo periodo di fermo mi sono arrivate dal web proposte di vendita on line, una realtà interessante che va consolidandosi.

Ha nuovi progetti in cantiere?

Ho varie idee in cantiere riguardo il mio laboratorio che è anche uno showroom dove organizzo corsi ed esposizioni artistiche. È in progetto una grande mostra collettiva di ceramica contemporanea a Padova che purtroppo è stata posticipata a causa della pandemia.

 

 

Sito ufficiale annalia-amedeo.it

 

 

 

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