È un suggestivo borgo medievale, una frazione collinare nascosta nel comune di Sanremo, in Liguria, ed è famoso per essere molto amato dagli artisti. Parliamo di Bussana Vecchia, luogo pieno di fascino che racchiude tra le sue piccole strade una storia che sembra uscita da un romanzo.

Il racconto parte un triste mercoledì delle Ceneri del 1887, più precisamente il 23 febbraio, ore 6:21, con una terribile scossa di terremoto. A quell’ora buona parte della religiosa popolazione si trova in chiesa per seguire la messa. In soli venti secondi il sisma provoca morti e danni ingentissimi. Così nelle testimonianze d’epoca, viene rivissuta la terribile esperienza del terremoto: “Era il primo giorno di quaresima, alle ore sei e venticinque. Il parroco di qui aveva imposto le sacre Ceneri all’ ultimo giunto…quando parve che la mite brezza di poco prima si fosse d’un subito cambiata in un vento furioso, il quale aumentava in un crescendo spaventoso. La terra si scuote, traballa, a lungo ondeggia, poi si aggira vorticosa; si direbbe il finimondo: si odono rumori diversi di muri caduti, di legname che si spezza, di ferro che si torce, ma ad un tratto i diversi frastuoni, le grida disperate sono vinte da un sordo e cupo rimbombo, che vince tutti gli altri. Era la volta che cadeva. Fin dal primo sussulto il parroco capì il pericolo imminente e dall’altare gridò: ‘Terremoto, terremoto, salvatevi!’ La gente, quasi per istinto, si rifugiò nelle cappelle laterali ed egli sotto l’ arco della porticina della sacrestia. Il fitto polverio prodotto dalla caduta della volta immerse la chiesa nella più grande oscurità. Passando tra i frantumi e rottami giunse alla balaustra, alzò gli occhi al cielo e vide le stelle. Il solo arco sovrastante al presbiterio e gli archi delle cappelle erano in piedi.”

I danni al piccolo borgo furono gravissimi. Fra gli edifici più colpiti ci furono l’antico castello e la chiesa di S. Maria delle Grazie in stile barocco. Gli abitanti scampati alla tragedia, dopo aver vissuto per un periodo di tempo in abitazioni di fortuna, decisero che era arrivato il momento di abbandonare la loro terra, soprattutto perché un’apposita commissione, istituita per verificare la fattibilità della ricostruzione, stabilì che era molto più sicuro abbandonare il borgo e ricostruirlo più a valle. Fu così che le strade del piccolo borgo rimasero deserte e lo furono per i successivi sessanta anni.

L’idea di donare una nuova vita a questo borgo, alla fine degli anni cinquanta, venne a Mario Giani, scultore e pittore torinese, in arte Clizia, morto nel 2000 a Bussolino di Gassino, in provincia di Torino. Dopo aver visitato il borgo disabitato, decise di lanciare l’idea di fondare una nuova comunità internazionale di artisti, dotata di un vero e proprio statuto, in modo da disciplinare la vita e i rapporti degli artisti membri. Le adesioni arrivarono da ogni parte d’Europa furono numerose e, mentre si creava Bussano Nuova (Ne 1889 venne posta la prima pietra del municipio di Bussana Nuova), grazie a tutti i superstiti del terremoto, Bussana Vecchia divenne un punto di riferimento per molti artisti e conquistò una popolarità senza precedenti. Fu così che, nel 1960, quei ruderi disabitati diventarono la Colonia Internazionale Artisti di Bussana Vecchia. Uno dei primi artisti ad arrivare fu il pittore siciliano Vanni Giuffre che, in quel periodo, esponeva al Casinò di Sanremo.

Dato che i ruderi non erano più di proprietà di nessuno, chiunque aveva voglia di stabilirsi nel villaggio era libero di scegliere il proprio rudere e ristrutturarlo usando esclusivamente materiali ancora presenti sul luogo. Gli artisti potevano usufruire di tale luogo per sole finalità artistiche e, se decidevano di abbandonarlo, colui che subentrava doveva solo rifondere simbolicamente le spese effettuate per la ristrutturazione. In caso di abbandono per più di tre anni, il luogo ritornava alla Comunità, che ne può stabilire la nuova assegnazione ad altri artisti. Inoltre non era consentito vendere le proprie opere o mettere in piedi atelier. Alcune divergenze interne, tuttavia, finiscono per far naufragare il progetto originario del paese, che finisce per dividersi in due gruppi diversi di artisti, ognuno con la propria galleria e i propri spazi comuni. Fino al 1968, quando nasce il primo atelier individuale.

Il paese è visitabile interamente a piedi in circa un’ora. Le botteghe e gli atelier degli artisti aperti tra le stradine del borgo sono, senza dubbio, l’attrazione principale del piccolo paese. Bussana Vecchia, ancora oggi, è un luogo magico, un laboratorio d’arte a cielo aperto.

 

 

 

 

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