Anche quest’anno il Coachella Arts and Music Festival, giunto alla sua ventesima edizione, si è confermato uno degli eventi musicali più attesi e importanti del mondo, attirando migliaia di persone nella zona desertica di Indio, in California. Difficile, oggi, credere che la sua prima edizione, targata 1999, ebbe scarsissimo successo. L’evento diventò importante nel 2011, quando la macchina organizzativa riprese a lavorare. Da quell’edizione in poi l’evento è diventato sempre più popolare, portando sul palco star del calibro di Madonna e Beyoncé.

Grazie a un gran numero di installazioni, tutte accomunate da dimensioni monumentali e colori sgargianti in linea con lo spirito giovane del festival, la Coachella Valley si è trasformata anche quest’anno in un vero e proprio museo di arte contemporanea a cielo aperto. Artisti, designer, architetti affermati ed emergenti sono stati inviati a presentare le loro opere. Protagonisti sei artisti con sei installazioni: un’ astronauta, una navicella spaziale, una spirale cromatica, dei giganti cactus geometrici, 12 torri ispirate all’albero di baobab africano ed enormi motivi Paisley coloratissimi come simbolo di uguaglianza. Scopriamole insieme.

Tra le installazioni su larga scala sviluppate quest’anno troviamo Sarbalé Ke, progettata da Francis Kéré. architetto originario di Gando, in Burkina Faso. Il nome dell’installazione proviene dalla lingua parlata in alcune zone del Burkina Faso e può essere tradotto con “la casa delle celebrazioni”. Si tratta di un palese richiamo alla terra natale dell’artista. L’installazione è composta da 12 strutture coniche colorate, evocative dei baobab africani. La torre più imponente è alta 19 metri ed è stata posta al centro dei “villaggi temporanei” concepiti da Kéré come luoghi di aggregazione. In qualsiasi momento offrono spazi di raccolta e sosta.“”Nella mia cultura il baobab è l’albero più importante, è il luogo dove ci si riunisce, si festeggia, si discute. È spirituale” ha dichiarato l’artista in occasione della presentazione.

Un gruppo di ippopotami ha costruito questo razzo topsy-turvy per raggiungere lo spazio. Questa è l’idea balenata nella mente degli artisti Dedo Vabo. L’installazione si chiama Hazardus Interstellar Professional Operations, o HIPO, e comprende anche un laboratorio-centro di controllo della missione.

Prende il nome di Spectra ed è una torre arcobaleno alta 20 metri con una scala al suo interno, presentata anche l’anno scorso dallo studio di design britannico NEWSUBSTANCE e pensata per rimanere stabilmente a Coachella per i prossimi tre anni, in modo da offrire una veduta panoramica sul deserto. Lo scopo dell’installazione è esplorare il rapporto tra la luce e paesaggio, grazie a una struttura che cambia colore a seconda delle situazioni luminose. “Il festival è caratterizzato da bellissime albe e tramonti che invadono il paesaggio: sono proprio queste iconiche esplosioni di colore che abbiamo voluto catturare nel nostro design” ha spiegato NEWSUBSTANCE.

Colossal Cacti, opera progetatta dallo studio di Los Angeles Office Kovacs, è caratterizzata dall’unione di varie installazioni coloratissime che danno vita a una serie di blocchi modellati in forme diverse sulla figura del cactus. Le piattaforme sfalsate si rivelano anche dei comodi posti a sedere, mentre i braccioli riparano dal sole.

Realizzata dalla visual artist Sofia Enriquez, l’installazione Mismo è ispirata al paisley ornamentale. L’opera è composta da strutture in legno dipinte con colori vivaci, che contrastano con le tinte neutre del deserto. L’artista è specializzata nella realizzazione di murales su larga scala, di abiti vintage riciclati e riverniciati e di opere d’arte.

La grande installazione di Poetic Kinetics, Overview Effect, è un astronauta alto 17 metri. L’opera, che è anche in grado di animarsi, trae ispirazione dai racconti di alcuni astronauti che hanno riportato le sensazioni provate nell’osservare la terra dallo spazio. Su un braccio del gigantesco astronauta è montata una telecamera che riprende e proietta sul visore i visi dei passanti, ma non solo: attraverso l’hashtag #PKmission19 chiunque in tutto il mondo ha avuto la possibilità di inviare una foto e vederla proiettata sul video-casco.

 

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