Si chiama Alberto Montagnani e lavora come responsabile di un laboratorio chimico ed è il protagonista del nuovo appuntamento dedicato al nostro consueto viaggio nei colorifici italiani.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Il mio percorso scolastico è stato, di fatto, molto breve avendo conseguito la licenza media per poi entrare da subito nel mondo del lavoro: questo è stato per me il vero banco di prova attraverso il quale ho potuto acquisire nel corso del tempo un bagaglio di conoscenze tali da poter assumere, dopo anni di esperienza, il ruolo che oggi ricopro.

Come sei arrivato a svolgere il ruolo che attualmente svolgi?

Sono entrato a far parte dell’azienda ventidue anni fa. Nel corso di questo lungo periodo ho avuto la possibilità (e opportunità) di ricoprire diversi ruoli che mi hanno permesso di sperimentare in prima persona le molteplici attività che costituiscono sia la filiera produttiva che quella di servizio, cogliendone in questo modo dinamiche e criticità. Ho iniziato in area produttiva occupandomi per due anni del prodotto in termini industriali. Una volta assimilate le procedure e dunque la composizione dei prodotti da noi immessi sul mercato, ho svolto nei successivi cinque anni la funzione di responsabile qualità: trattandosi di materiali chimici, i nostri prodotti devono rispettare elevati standard qualitativi e pertanto si rendono necessari controlli quotidiani sia in termini di materie prime ingressate che in termini di prodotto finito. Dopo sette anni sono entrato a far parte del team dei tecnici di laboratorio, svolgendo una funzione di assistenza presso i clienti. A quel punto le mie conoscenze tecniche erano già piuttosto consolidate pertanto sono stato in grado di uscire dal contesto produttivo per seguire in linea diretta alcune fasi specifiche della produzione ceramica intervenendo negli ambiti che competono di norma ad un’azienda chimica come la nostra. A questo punto, dopo dieci anni, il Direttore Tecnico mi ha proposto di assumere in via definitiva il ruolo di responsabile di laboratorio: tecnico e di ricerca.

Di che cosa ti occupi? Ci descrivi brevemente che cosa fai quotidianamente nel tuo ruolo?

Oggi la mia funzione principale è quella di coordinamento del nostro gruppo di tecnici di laboratorio: sia di coloro che si occupano dell’assistenza clienti che di coloro che promuovono la ricerca lo e sviluppo di nuovi prodotti. Il mio ruolo in realtà non si limita certamente ad un solo lavoro d’ufficio essendo io in parte coinvolto in maniera attiva nelle medesime attività che svolgono i collaboratori che gestisco. Le attività primarie che mi vedono coinvolto quotidianamente potrebbero essere riassunte nei punti che seguono: studi di Reologia per impasti e smalti, dove per reologia s’intende la scienza che studia gli equilibri raggiunti da una materia deformata a seguito di sollecitazioni. L’analisi reologica si rende necessaria (nel processo produttivo ceramico e non solo) ogni qualvolta si abbia la necessità di analizzare il comportamento di un fluido o, caso più frequente, nel caso in cui si voglia gestire e determinare suddetto comportamento. Valutazione delle conformità delle materie prime. Supervisione di nuove sostanze chimiche con l’obiettivo di formulare nuovi prodotti. Definire i time-line della ricerca. Tenere una stretta relazione con il comparto commerciale per tutte le richieste di assistenza presso i clienti che quotidianamente vengono indirizzate al laboratorio.

Quale posizione occupi nella “catena di montaggio”?

Il mio ruolo è del tutto trasversale – direi un crocevia – in quanto mi interfaccio ogni giorno con diversi dipartimenti aziendali: dal comparto commerciale all’ufficio programmazione e al comparto produttivo (nel caso in cui subentrassero problematiche specifiche legate al prodotto). Dal reparto preposto al controllo qualità fino all’ufficio che redige le schede di sicurezza, altro aspetto molto importante del nostro lavoro.

Quali sono i pro e i contro della tua professione?

La componente più stimolante è certamente la varietà delle attività che svolgo. La ripetizione e dunque la noia quasi non esistono. Il mio lavoro, infatti, si fonda su di una ricerca costante che diventa motore portante delle mie giornate. Soprattutto in funzione del fatto che la nostra azienda, più che vendere un prodotto, offre un servizio. Questo significa che, essendo le variabili produttive delle aziende ceramiche estremamente sfaccettate, non esiste un prodotto universale valido per tutti. Ogni singola azienda – anzi, ancor più specificatamente, ogni singolo processo produttivo – opera in condizioni peculiari per cui diventa importante finalizzare il prodotto sulla base dei diversi scenari produttivi In questo senso il prodotto viene davvero cucito addosso al cliente in un’ottica fortemente custom. L’unica controindicazione che io vedo nel mio lavoro sono le tempistiche serrate alle quali siamo sottoposti. La produzione ceramica segue logiche che difficilmente abbracciano tempi lunghi per cui occorre essere sempre pronti ad intervenire ogni qual volta si presenti la necessità.

Perché consiglieresti questo lavoro alle giovani generazioni?

Per il fatto che il mio lavoro, e più in generale il mondo della chimica, contengono in sé aspetti di creatività molto stimolanti. Certamente occorre finalizzare e indirizzare la creatività verso logiche produttive industriali ma rimane il fatto che lavorare con materie prime e trovare soluzioni a sempre nuovi problemi ti costringe e ti permette di mettere in campo estro ed inventiva. Sono inoltre molto affascinato dalla tecnologia e da come essa influisce sul mio lavoro. Se pensiamo a come si è evoluto lo scenario produttivo ceramico in un lasso di tempo relativamente breve possiamo renderci conto di come noi che lavoriamo per questo settore abbiamo dovuto adeguarci, integrarci e anche essere da stimolo per le altre realtà aziendali del comparto. Di fatto, il nostro è un grande gioco di squadra che travalica la singola azienda.

In una frase, l’emozione che ti da il tuo lavoro.

Il mio lavoro è per me entusiasmo: non c’è nulla di più bello che constatare come una tua ricerca contribuisca a risolvere problemi e ottimizzare un processo produttivo. Il riconoscimento del tuo buon lavoro da parte di colleghi e interlocutori esterni a volte può essere esaltante.

 

 

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