Design

Design e innovazione: intervista a Valerio Cometti

16 Gen , 2017  

Che cosa significa essere designer per te?

Essere designer è un’opportunità splendida. L’entusiasmo che avverto quando vedo in giro per il mondo un mio oggetto, del quale magari ricordo la genesi su un tovagliolo in aeroporto, non sembra scemare col passare degli anni e il proliferare dei prodotti che portano la mia firma. Per essere più scientifici, però, direi che essere designer significa essere un “problem solver”, dove i problemi sono innumerevoli: l’aspettativa del mercato, un requisito funzionale, la presenza di un competitor scomodo, il vincolo manifatturiero, il desiderio di riconoscibilità e via dicendo…

Come ci hai raccontato nella video intervista, il tuo lavoro prevede l’utilizzo di materiali eterogenei e variegati, che spesso stanno insieme con grande difficoltà. Quanto è importante a questo proposito la creazione di un buon progetto che consenta di mettere d’accordo elementi spesso in lotta tra loro? Quanto si è liberi di progettare oggi?

Certificazioni, logistica, costo delle materie prime… ad un primo sguardo sembra davvero che oggi non sia più possibile progettare in libertà! In realtà le cose non stanno proprio così: gli spazi di libertà sono ancora molti, anzi per certi versi ci sono intere nuove frontiere inesplorate dal design. Ad esempio, la tecnologia ha aperto scenari di dispositivi “wearable”, od in grado di dialogare con l’utente in modo inedito, perciò si tratta solo di adeguare conoscenze e linguaggi. Quello che non cambia è invece l’importanza del buon progetto, del progetto svolto con consapevolezza, con ampio respiro, con equilibrio, senza limitarsi ad un tema solo formale od ornamentale, ma essere in grado di portare innovazione e freschezza anche nell’intimo di un nuovo prodotto.

 

Designe e innovazione: intervista a Valerio Cometti

 

Una delle sfide di maggiore attualità per un progettista è quella della compatibilità ecologica. Ritieni che sia un elemento tenuto in sufficiente considerazione?

È un tema tenuto in considerazione, ma ritengo che si possa fare di più. Questo vale tanto per l’azienda, che redige il brief, quanto per il progettista, che può contribuire non poco ad iniettare questo tipo di attenzione nel progetto e di conseguenza nel committente.

Poni mai dei limiti nell’opera creativa? È uno scenario frequente nel vostro lavoro?

Nell’arte i limiti sono percepiti con frustrazione, ma nel design ritengo che siano il sale di questa professione: sono i paletti che lo sciatore deve evitare durante lo slalom, non sono un ostacolo, sono parte integrante della prestazione!

 

Designe e innovazione: intervista a Valerio Cometti

 

Quali sono gli oggetti che ti accompagnano nella vita di tutti i giorni. Ci puoi fare qualche esempio?

Sono un imprenditore molto nomadico: sono in viaggio davvero spesso, tanto in Italia, quanto all’estero. Sicuramente iPhone ed iPad Pro sono sempre nel raggio di un metro da me: mi rendo conto di essere “always on”, di controllare con grande frequenza sia le email, che il software di project management che utilizziamo in studio, in modo da essere costantemente allineato con l’avanzamento di ogni progetto da parte di ognuno dei miei collaboratori, nonché di disegnare in qualsiasi tavolino, sala attesa o bracciolo io trovi a disposizione!
Detto questo, sono un gran sportivo, perciò è molto probabile che nella mia borsa da viaggio si trovino calzoncini e scarpe per andare in palestra!

Donare bellezza, raggiungere il cuore delle persone o semplificare la loro vita… se dovessi scegliere uno scopo da attribuire alle tue creazioni, quale sarebbe?

Mi sembra di essere stato bravo sino a qui, cercando di rispondere con precisione a tutte le tue domande, perciò non ti arrabbiare se mi concedo uno strappo alla regola… mi piacerebbe attribuir loro un mix di tutti e tre gli scopi!!

 

Fonte immagini v12design.com

 

 

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