Arte

La street art incontra Caravaggio con Andrea Ravo Mattoni

15 Gen , 2018  

Si chiama Andrea Ravo Mattoni ed è un artista varesino con una missione: far rivivere l’arte classica attraverso i muri delle città. La sua idea è quella di realizzare un museo a cielo aperto, in modo che tutti possano avere un contatto diretto con la storia dell’arte. Non è un “semplice” writer, ma un vero e proprio pittore che utilizza le bombolette per creare un ponte tra passato e presente, tra arte classica e arte contemporanea. Il risultato è strabiliante. Sulle grandi superfici murali reinterpreta la pittura figurativa, realizzando opere sbalorditive.

Da dove nasce l’idea di unire arte classica e contemporanea?

L’idea nasce dall’esigenza di mettere assieme due mondi, quello dell’arte classica e quello dell’arte contemporanea, in particolar modo il mondo della street art. La mia volontà è quella di creare un ponte fra passato e presente cercando un contatto con il pubblico della strada, in una sorta di tentativo di restituzione e di avvicinamento a una forma d’arte, quella della pittura, che appartiene a noi tutti fin dalle sue origini.

Riposo durante la fuga in egitto (Caravaggio)

 

Come ha reagito il mondo della street art, così lontano dal classicismo, a questa idea?

La reazione è stata positiva. Ci si conosce molto bene fra street artist e il mio progetto è stato appoggiato fin dall’inizio. Siti specializzati, galleristi e addetti ai lavori sono rimasti sorpresi dalla direzione che ho intrapreso.

Dal punto di vista tecnico, qual è la difficoltà più grande nel riprodurre grandi opere d’arte utilizzando delle bombolette?

La difficoltà principale sta nei colori. Con quelli acrilici e ad olio è possibile miscelare quelli primari, come il giallo e il blu, per realizzare determinati tipologie di verde. Con le bombolette questo procedimento non è possibile, quindi bisogna individuare le tinte che si avvicinano il più possibile all’originale, così da poter ricreare, nel miglior modo possibile, l’effetto dell’olio attraverso molteplici sovrapposizioni di colore e sfumature.

Fanciullo con canestra di frutta (Caravaggio)

 

Come scegli i luoghi in cui lavorare?

I luoghi mi vengono proposti dalle istituzioni museali, dai comuni o dai privati. Per poter realizzare i miei lavori ho bisogno di una buona costruzione, di un muro solido che non presenta infiltrazioni, in modo che le opere possano resistere allo scorrere del tempo.

Quanto tempo impieghi a realizzare un dipinto e quali sono gli step che segui?

In media impiego dai 6 ai 10 giorni di lavoro con un ritmo di 8-9 ore al giorno. Il primo step è la preparazione del muro. Si passa un colore da esterni simile alla tinta utilizzata durante la preparazione della tela originale. Per le opere di Caravaggio, ad esempio, utilizzo terra di Siena bruciata. Successivamente disegno la traccia del bozzetto preparatorio che ho precedentemente realizzato. Dopodiché c’è la fase di colorazione con gli spray. In fine stendo un protettivo trasparente opaco, in modo che il lavoro possa durare il più a lungo possibile.

La prova della vera croce (Maestro di Ozieri)

 

Scegli sempre autori che abbiano una correlazione con il territorio in cui lavori. Questo ti ha permesso di scoprire artisti del passato che non conoscevi?

Assolutamente sì! Ho scoperto, e a volte riscoperto, autori incredibili. Questo progetto è anche un’occasione di studio del territorio e della sua storia, ma anche un’ottima occasione per conoscere pittori che a volte vengono ritenuti minori, e non per qualità, ma solo per la quantità di dipinti ancora integri. Ho l’opportunità di lavorare con Paolo Cova, grande amico ed esperto di storia dell’arte. Devo a lui il suggerimento del Maestro di Ozieri, autore scelto per il territorio sardo.

Diventa quasi difficile collocare il tuo lavoro: ti senti uno street artist o un pittore?

Mi sento sia uno street artist che un pittore, un’artista d’arte contemporanea. Personalmente non vedo molte differenze, ma capisco che bisogna catalogare e trovare delle etichette. Non ho nulla in contrario a essere definito uno street artist o un pittore con le bombolette. D’altra parte il mondo dei graffiti e il writing degli anni ’90 sono la mia origine.

La Cattura di Cristo (Caravaggio)

 

A Varese, chiunque passi da viale Belforte rimarrà affascinato dalla tua opera che riproduce “La Cattura di Cristo”, un dipinto di Caravaggio risalente al 1602. Su questo lavoro hai scritto, e quasi nascosto, la frase “We will all be forgetten”. Come mai?

È una frase a cui tengo molto. Da queste parole, un po’ nascoste, nasce tutto il progetto. “Verremo tutti dimenticati” è una frase che racchiude un significato di grande speranza e sollievo. In fondo siamo solo di passaggio, sistema solare compreso.

La tua idea è quella di creare una pinacoteca a cielo aperto. A che punto sei?

È come se avessi appena iniziato ad allestire la pinacoteca. Diciamo che sono alla prima sala e ne ho di fronte ancora una cinquantina… nella mia mente eh!

Davide e Golia (Tanzio da Varallo)

 

Il lavoro del quale vai più fiero?

Sicuramente il “Davide con la testa di Golia” di Tanzio da Varallo, autore e pittore di una qualità incredibile che nulla ha da invidiare a Caravaggio. Ma il lavoro che non vedo l’ora di realizzare è un Guido Reni di cui non voglio svelare il nome. Preferisco di gran lunga Reni a Caravaggio. È sicuramente il mio pittore preferito.

Hai nuovi progetti in cantiere?

Sto per partire! Andrò a Parigi per una collaborazione con il museo del Louvre. Si tratta di un grande progetto. Dopodiché partirò per dei lavori in Svizzera e in Inghilterra. In cantiere ci sono molte idee, ma per il momento non posso dire nulla. Spero di potervene parlare presto!

 

Andrea Ravo Mattoni – Sito ufficiale 

 

 

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