L’Arte-terapia è quella disciplina che usa il materiale artistico e il processo creativo come percorso di cura. Come arte-terapeuta creo uno spazio protetto, l’Atelier, che è un vero e proprio setting in cui il cliente possa sentirsi tutelato e libero di rappresentare tutto ciò che gli viene in mente. La produzione non deve avere valore estetico, non viene mai giudicata qualitativamente, ma accolta come un messaggio che proviene dalla parte interna più profonda. Si parte, infatti, dal presupposto che in ognuno di noi esista una parte creativa, immaginifica e analogica che può essere sollecitata e portata alla luce della coscienza. E molto spesso, dove la parola fatica a esprimersi, riesce l’immagine che è simbolo carico di significati. Esso rappresenta una via d’accesso all’inconscio molto più diretta e veloce e possiede la capacità di scavalcare molti processi psichici di difesa. Con un’immagine disegnata, copiata, scelta o solo immaginata, la persona dirà sempre qualcosa di autentico e sincero di sé.

L’Arte-terapeuta accompagna e supervisiona in questo processo; il più delle volte è un osservatore attento e silenzioso, a volte suggerisce, consiglia, incoraggia là dove emergano blocchi o difficoltà. Il contenuto emerso verrà in seguito verbalizzato, perché possa essere integrato nella parte psichica cosciente. Questo è un passaggio delicato che deve rispettare i tempi e le capacità di accoglimento della persona. L’Arte-terapeuta accoglie, quindi, il contenuto: lo condivide empaticamente, lo comprende e lo analizza prima di restituirlo al paziente. Così come osserva, comprende e analizza l’individuo mentre lavora. Esistono certamente tecniche e regole generali anche se centrale rimane la relazione, ossia l’incontro tra noi e quella persona in particolare. Durante il percorso spesso i contenuti si trasformano e questo succede perché il processo artistico possiede un intrinseco potere terapeutico; ha un potenziale di autoguarigione che viene gradualmente incanalato e indirizzato dal professionista.

Nella dimensione di cura il colore ha certamente un ruolo importantissimo: esso ci fornisce molteplici informazioni sulle emozioni, sulla situazione psichica e veicola significati archetipici che appartengono alla cultura di appartenenza ma anche all’ “umanità” in senso lato. Il colore ha la capacità di influenzare tutte le dimensioni umane, quella fisica, psichica e dell’anima (come diceva Kandinsky). In questo articolo cercherò di esprimere proprio questo, seppur in breve. Partirò dal colore verde che, soprattutto nelle sue tonalità più chiare, rappresenta il periodo dell’anno che ci apprestiamo a vivere.

La primavera è la stagione della rinascita, della crescita brulicante, il rifiorire della vita dopo la morte (inverno). E il verde ci ricorda il rinnovamento ciclico del mondo naturale, la capacità di rigenerarsi, il principio della crescita e la capacità di nutrirla. Il verde è il colore di Madre Natura che riflette la capacità di generare, nutrire e proteggere; indica la potenzialità di prendersi cura di sé e di offrire appoggio agli altri. Anni fa seguii una ragazza affetta da psicosi cronica; quando dopo circa una ventina di sedute (i tempi terapeutici degli psicotici sono sempre molto lunghi) comparve nei suoi lavori un piccolo pappagallo dal verde piumaggio seppi che la relazione terapeutica era nata e che poteva dare buoni frutti. Questo animale, simbolicamente portava un messaggio. Esso rappresentava me, la mia presenza nel suo mondo psichico. Il pappagallo è un uccello legato alla comunicazione e le sue verdi piume significavano, in qualche modo, che le mie parole, la nostra interazione la stavano nutrendo, proteggendo e portavano la speranza di una rinascita. Quella stessa paziente, qualche incontro dopo, scelse da un giornale proprio una scena di nascita. La ritagliò, la incollò su un foglio, ci dipinse intorno il blu (colore femminile legato alla figura della madre) e me lo donò. Metaforicamente mi stava affidando la sua bambina interiore bisognosa di cura per poter guarire.

In base alla mia esperienza il verde compare spesso nei lavori di persone malate che necessitano di cure e protezione o in coloro che stanno uscendo da un periodo difficile che nel verde sperimentano e annunciano la fine del tunnel e la potenziale rinascita. Il verde genera una sensazione di armonia. Nel suo studio sui colori Goethe fa dipendere il fatto dalla composizione e dalla posizione che questo colore assume nello spettro cromatico. Esso si situa, infatti, nel punto di congiunzione degli opposti (il bianco e il nero) essendo una mescolanza perfetta di blu (gradazione del nero) e del giallo (gradazione del bianco). Per questo motivo lo consiglio alle persone troppo caotiche o che vivono situazioni stressanti o conflittuali per dar loro un momento di riposo psichico e la speranza che si possa trovare, magari insieme, un nuovo punto di partenza.

Simbolicamente il verde è l’unione della madre (il blu che è un colore femminile) e del padre (il giallo, maschile) e corrisponde quindi a quella fase dello sviluppo psichico in cui l’individuo inizia a introiettare le due figure genitoriali. Se compare nei lavori dei bambini che si affacciano alla preadolescenza lo ritengo in sintonia con la loro naturale fase di sviluppo psichico, ma se eccede nei lavori di un adulto esprime molto probabilmente un Super-io troppo rigido e ingombrante e la possibilità che ci siano stati traumi o conflitti coi genitori in quella fase di crescita. Anche la gradazione di tono ha indubbiamente un suo significato: un verde chiaro o ombreggiature delicate evidenziano fusione armonica tra le parti psichiche, mentre se il verde si scurisce, diventando tetro e profondo, probabilmente la persona comunicherà un suo senso di solitudine, la mancanza di accoglienza da parte dei genitori che probabilmente sono stati vissuti come troppo rigidi o eccessivamente controllanti. Se, invece, il verde possiede una forte componente di giallo diventa stridente, quasi acidulo: in questo caso potrebbero esserci vissuti legati all’invidia e alla gelosia non ancora coscienti.

 

Barbara Merciari

 

 

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