Francesca Pasquali è una giovane artista italiana, le cui opere si caratterizzano per l’uso di materiali industriali ed inconsueti: cannucce, tessuti, setole sono alla base delle sue creazioni.

Il tuo lavoro artistico è fortemente incentrato sulla materia: come scegli i materiali per le tue realizzazioni? Da cosa parte la tua ricerca?

Ogni epoca trova i suoi mezzi, ogni periodo ricerca le proprie materie.

Materiali plastici industriali, prodotti rigenerati, oggetti d’uso quotidiano: questa è la materia del mio tempo ed è attraverso l’assemblaggio, la tessitura e la ripetizione di singoli elementi, che dono una seconda vita a materie considerate prive di alcun valore estetico, causa l’uso settoriale al quale spesso sono deputate.

La volontà sta nel tentare di riattivare e ripensare la materia o l’oggetto trasformandone l’uso e la forma, senza alterarne l’identità originaria, facendola però vivere nel passato: l’intreccio, l’accumulo, il desiderio di dar forma alla materia, sono processi antichi quanto l’uomo; un lento “ricamo” che trasforma il prodotto industriale in organismi biomorfici informi.

Attraverso un’attenta osservazione dei metodi costruttivi della natura, indagata fin nel suo intimo, cerco di trasporre attraverso l’artificialità delle materie plastiche, la stessa armonia e il ritmo con i quali la natura crea le sue forme organiche.

Materiali industriali diventano arte - intervista a Francesca Pasquali   Materiali industriali diventano arte - intervista a Francesca Pasquali

Come realizzi, praticamente, le tue opere?

Ogni materiale ha la sua peculiarità, pertanto va trattato in modo specifico.

A volte incollo, altre cucio, altre volte assemblo, in altri casi aggancio, lego.

Lo stesso materiale può richiedere un trattamento differente rispetto alla volta precedente, che si tratti di realizzare un gioiello, un’opera o un’installazione di dimensioni ambientali.

Questo è anche il bello del mio lavoro: ogni nuova situazione è uno stimolo per pensare a un nuovo metodo esecutivo e migliorare la tecnica, per restituire sempre un’immagine armoniosa e stupefacente.

Qual è il messaggio o l’obiettivo che ti poni di trasmettere con esse?

Le possibilità espressive dei materiali sintetici creano indiscutibilmente interessanti “dialoghi” con il fruitore, che viene coinvolto e attratto dalla materia stessa, che da artificio si trasforma in organismo più vero del vero.

Questo è un po’ il trait d’union di tutto il mio lavoro: un coinvolgimento multi sensoriale del corpo, teso a stimolare il pensiero e la fantasia attraverso l’utilizzo di materiali conosciuti e familiari, che una volta assemblati perdono la loro funzione e diventano strutture ambientali che invadono lo spazio.

Il fruitore è così coinvolto attraverso i sensi: tatto, udito, olfatto; sensi che a volte sono sopiti, che ci dimentichiamo di attivare, ma che del resto ci sono serviti in età infantile per apprendere e conoscere il mondo circostante.

È proprio attraverso la materia che cerco di indurre sensazioni nello spettatore, che da passivo osservatore diviene compartecipante del fare artistico.

Materiali industriali diventano arte - intervista a Francesca Pasquali

Fonte immagini: Francesca Pasquali

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