nel segno del blu

Colore

Nel segno del blu

4 Mag , 2015  

Le infinite sfumature del blu

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La scoperta, seppur tardiva e casuale, di un libriccino famoso quanto il suo illustre autore mi spinse anni addietro ad approfondire il mondo dei colori ricercandone significati e simbologie attraverso la storia, la cultura, la religione. Scoprii con stupore quanto fosse stata movimentata la storia dei colori, di come la loro percezione, il loro impiego e di conseguenza la loro fortuna, fossero state e di fatto siano ancor oggi così mutevoli. Un vero e proprio codice segreto infatti si nasconde in ognuno di essi, talvolta completamente diverso da quello attribuitogli al loro esordio, dove s’intrecciano arte, psicologia, religione, politica, lessico. I colori ancora oggi ci veicolano codici,pregiudizi, tabù e sono dei veri e propri rilevatori dell’evoluzione della nostra mentalità….ma è conoscendone la storia che possiamo illuderci di possederne l’essenza.

Proviamo ad esempio ad addentrarci nel blu, quello a cui M. Pastoureau ha dedicato una delle sue pubblicazioni e che nel “Il piccolo libro dei colori” definì il colore gattamorta proprio perché riscuote l’approvazione di tutti, non disturba,non irrita, viene scelto dopo aver scartato tutti gli altri e perché è tornato ad essere nuovamente un colore discreto, “giudizioso” anche se non sempre è stato così.

Nel segno del blu

Ecco alcune delle tappe fondamentali di questo colore ancor oggi così amato e diffuso ripercorse da Pastoureau:

Il blu non è presente nelle grotte paleolitiche né nel neolitico quando comparvero le prime tecniche tintorie; nell’antichità ,ad eccezione dell’Egitto dei Faraoni o nell’antica Persia associato ai lapislazzuli, i veri colori erano solo il bianco, il rosso e il nero. Pur essendo presente in natura era difficile da riprodurre, nell’antica Roma è il colore dei Barbari e gli occhi azzurri di una donna erano ritenuti segno di equivoca moralità. È assente nelle versioni in ebraico, aramaico e greco della Bibbia: saranno le successive traduzioni latine ad aggiungerlo insieme alla lingua moderna.

Nell’alto medioevo i colori liturgici dell’età carolingia lo ignorano poi, tra il XII e XIII secolo, si ribalterà tutto. Saranno le idee religiose a veicolarne la comparsa ed il successo. I cieli la cui luce era stata dorata o cupa divengono azzurri, la Vergine è coperta da un manto celeste e nella società, con l’apparire di stemmi, cognomi, insegne diventa urgente una codifica che superi i tre colori tradizionali (bianco, rosso e nero): ne servono di più. Da tre a sei colori, oltre al blu anche giallo e verde.
Ecco allora il blu nelle vetrate delle cattedrali a fugare le tenebre del gotico. In pittura si ricorrerà a due minerali quali il lapislazzulo (Giotto) e l’azzurrite; per i tessuti invece si attinse dalla natura.

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Il blu, quasi divinizzato dalla sua presenza nei luoghi di culto, sarà adottato dal re di Francia (il primo fu Luigi IX) e da Enrico III di Inghilterra, i signori li imiteranno con il risultato che in tre generazioni diventerà (diremmo oggi) il colore di tendenza dell’aristocrazia. Di conseguenza i tintori, spinti dalla richiesta, s’impegneranno a trovare nuove tecniche di fabbricazione. La guerra tra il rosso (mercanti di robbia, da cui il colorante deriva) ed il blu (mercanti di guado) durerà fino al XVIII secolo. Anche la Riforma con il suo moralismo colpirà i colori stabilendo quali siano degni e quali non. Promossi dunque bianco, nero, grigio,bruno e il nostro BLU che, quindi, si salvò per un soffio!

Da allora in poi una vera e propria escalation! Anche la tecnica darà il suo contributo (1720 grazie ad un farmacista di Berlino si scopre un pigmento artificiale: il blu di Prussia con il quale si otterrà una maggior diversificazione della gamma delle sfumature scure; non dimentichiamo poi l’apporto fondamentale dello spettro di Newton che lo consacrò tra i colori fondamentali (per ben nove anni, dal 1672, egli contrastò le critiche che si opponevano alle sue teorie sull’ottica ed il trattato completo fu pubblicato trent’anni dopo); s’inizia ad importare l’indaco dall’America Centrale ed Antille: maggior potere colorante del guado e prezzo competitivo rispetto a quello proveniente dall’Asia e possibilità di tingere anche a freddo. Il blu diventa di gran moda anche la poesia romantica tedesca ne celebra il culto (Goethe attraverso la marsina blu del giovane Werther e con la sua “Teoria del colori”), il lessico ci regala il “blues” fino ad arrivare ai jeans (1850) del sarto ebreo Levi Strauss tinteggiati con l’indaco che, nel frattempo (1800 ca) si riuscì a riprodurre artificialmente.

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I repubblicani di Francia ne fecero il loro colore (si opponeva al bianco dei monarchici e al nero dei clericali, ma lentamente è scivolato verso il centro e, dopo la prima guerra mondiale, è diventato conservatore rispetto al rosso rivoluzionario ed al nero reazionario. È sulla bandiera dell’ONU (v. i caschi blu), su quella europea e su molte altre.

Ancora oggi il blu è il re delle campagne marketing e proprio per la sua onnipresenza rassicurante è molto, molto benvoluto. E voi quante volte lo avete scelto?

 

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