Arte

Séraphine de Senlis, il colore della follia

15 Mag , 2017  

Séraphine de Senlis (dal nome del paese in cui viveva), all’anagrafe Séraphine Louis, nacque ad Arsy, comune francese nella regione della Piccardia, il 3 settembre 1864, da padre orologiaio e madre proveniente da famiglia di pastori. È stata una pittrice naïf francese devota all’arte fino al punto di perdere la ragione. La sua è una storia buia, cruenta, fatta di emarginazione, dolore e duro lavoro, finita in modo drammatico. L’unico spiraglio di luce è stata l’arte, compagna della sua esistenza e valvola di sfogo di una mente delicata e fragile. Alla sua nascita i genitori avevano superato i quarant’anni e perso due figli: Clarentine, morta nel 1853 e Alfred nel 1859. Aveva solo un anno quando morì sua madre e sette anni dopo venne a mancare anche il padre. A soli sette anni Séraphine era orfana. La sorella Argentine, primogenita, prese il posto della madre. Argentine si sposerà, ma rimarrà vedova nel giro di pochi mesi per poi risposarsi qualche tempo dopo. Séraphine passò la giovinezza tra mille difficoltà economiche e devota alla fede cristiana. Della sua infanzia ricorderà solo i campi e i fiori selvatici, emblema dei suoi quadri.

La drammatica situazione economica costrinse Louis a lavorare come pastorella, poi passò a servizio come domestica nel convento delle Sorelle della Provvidenza a Clermont, nel 1881. Per un certo periodo pensò di farsi monaca; poi, bisognosa di denaro, trovò impiego come cameriera a ore nella vicina cittadina di Senlis, dove si trasferì nel 1906. Furono anni bui, allietati solo dalla profondissima fede religiosa e dalla frequentazione della cattedrale gotica della città. Séraphine era condizionata da un forte misticismo che, spesso, sconfinava nell’eccesso. Nonostante il faticoso lavoro da domestica, benché priva di istruzione e di preparazione artistica, iniziò a dipingere senza sosta e in modo primitivo. Secondo la stessa Louis fu introdotta alla pittura da un angelo e dalla Madonna. Ogni giorno, terminato il suo lavoro, tornava nella sua stanza e iniziava a fabbricare colori in preda all’estasi mistica. Di giorno sfregava i pavimenti delle case dei notabili di Senlis, lavava i panni nelle acque gelide del fiume e sgrassava le pentole degli altri, e di notte, a lume di candela, dipingeva forsennatamente. Passava notti insonne a dipingere fiori, foglie, frutti e piume su tavole di legno, realizzati con un’intensa carica onirica che avvicina le sue opere al surrealismo. Il tema floreale era probabilmente una reminiscenza della fanciullezza trascorsa con la madre. Mentre dipingeva cantava lodi alla Madonna che le aveva ordinato di diventare artista.

Di notte la sua arte prendeva forma ed esplodeva insieme ai suoi colori vibranti. Sola ed emarginata combatteva i suoi demoni con pennellate decise e colori brillanti. I colori e i pigmenti usati dalla Louis erano frutto di una formula di sua stessa invenzione. I suoi dipinti trasudano la lucidità delle pitture del rinascimento, frutto di segrete misture di succhi vegetali, argille e sangue di macelleria, mescolati all’olio sottratto ai lumini della chiesa. Nell’autunno del 1912 arrivò nella sua vita Wilhelm Uhde che si trasferì a Senlis per sfuggire ai pettegolezzi sulla sua omosessualità. Critico e collezionista d’arte, scopritore di Pablo Picasso e Georges Braque, incaricò Séraphine di servirlo, di lucidare i pavimenti e lavargli la biancheria. È un incontro che segnerà profondamente la vita di entrambi. William Uhde, tedesco e omosessuale, fu folgorato da una natura morta trovata in casa. Scoprì che l’autrice del quadro era Séraphine, la sua cameriera. Intuì il potenziale artistico e incominciò ad acquistare i suoi dipinti. Con il patrocinio di Uhde, Louis si impose come artista naïfe del suo tempo.

La pittrice-cameriera conobbe un periodo di benessere e successo finanziario. Questa fase, purtroppo, durò molto poco. Il collezionista, nel 1930, fu colto dalla Grande Depressione che attanagliò presto anche l’Europa. A causa dei debiti dovette interrompere la sua attività mercantile e smise di acquistare i dipinti della sua domestica. Anche i suoi pochi clienti sparirono. Per la delicata mente di Sèraphine fu un colpo durissimo da sopportare. Iniziò a dipingere sempre meno. Iniziò a isolarsi dal mondo e a perdersi nelle forme deliranti di una psicosi. Ossessionata dalle voci che le stritolavano i pensieri (sentiva la voce della sorella morta, di Dio e della Madonna), iniziò a vagare per le strade di un paese indifferente alla sua profonda sofferenza. L’esaurimento la portò al ricovero nel manicomio di Clermont, dove le fu diagnosticata una forma di psicosi cronica con manie di grandezza.

Séraphine, divenuta ossessivamente tutt’uno con le sue opere, si perse nella sua follia mentre diventava una pittrice riconosciuta, alterata da aspettative di successo. Trascorse i suoi ultimi giorni nell’infermità e nella solitudine, per poi morire l’11 dicembre 1942, all’età di settantotto anni. Nel 1942 Séraphine scrisse “ho fame”, poi strappò l’erba per cibarsene di notte. Parole sconcertanti che riassumono la condizione dei malati della seconda guerra mondiale. Ci sono molti documenti che testimoniano questo periodo della sua vita, scritti dallo psichiatra Lucien Bonnafé, raccolti poi in un libro dal titolo Dans cette nuit peuplée. Come epitaffio avrebbe voluto: “Qui riposa Séraphine Louis, che non ha rivali, aspettando la sua felice Resurrezione”. Fu invece sepolta in una fossa comune nel cimitero di Clermont l’11 dicembre 1942, dopo aver passato gli ultimi anni della sua vita affamata e dimenticata nell’orrore del manicomio. Sotto l’ occupazione nazista, in Francia, morirono di stenti e abbandono migliaia di persone ricoverate negli ospedali psichiatrici: tra loro c’ era Séraphine Louis. La pittrice morì, dimenticata dal mondo intero, nel manicomio di Clermont, probabilmente di fame. Finisce così la vita di una pittrice dimenticata da tutti.

Nel 1948 due delle opere di Séraphine de Senlis furono esposte nella sala Wilhelm Uhde al Museo Nazionale di Arte Moderna a Parigi. Le opere di Séraphine sono oggi esposte anche al Museum of modern art di New York. Alla sua vita è dedicato il film Séraphine firmato dal regista francese Martin Provost, uscito in Francia nel 2008 e in Italia nel 2010. Il film ha trionfato ai Premi César 2009, con sette premi vinti, fra cui quello per miglio film e miglior attrice protagonista a Yolande Moreau. Grazie a questo lungometraggio il ricordo di Séraphine è tornato a vivere.

 

 

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