Arte

Street art, intervista ad Alberonero

26 Set , 2016  

La rigidità del minimalismo, la ripetizione delle figure geometriche e le variazioni cromatiche: sono questi i tasselli fondamentali sui quali si sviluppa il lavoro dello street artist Alberonero. L’abbiamo incontrato e intervistato per farci raccontare il suo processo creativo e la sua visione artistica.

Come ti sei avvicinato alla street art?

All’età di quindici anni mi ritrovavo nel garage di casa mia ad immaginare. Uscivo la notte per le vie di Lodi e cercavo uno sfogo ai miei pensieri attraverso lettere e stencil. La Street Art non è mai stata nei miei piani: è un movimento che si è evoluto in parallelo alla mia crescita.

Quali sono gli elementi che non devono mancare ad un luogo per essere scelto?

Nato e cresciuto in mezzo alle campagne piene di nebbia, amo il cemento e il Brutalismo della Pianura Padana. Da molti anni vado a dipingere in posti abbandonati, e questi restano i luoghi che prediligo per un dialogo intenso e diretto con la mia pittura.

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Raccontaci il tuo processo creativo.

Creare una mia personale visione della realtà è una cosa che mi ha sempre affascinato. L’incipit nasce studiando l’interazione dei colori e le loro relazioni con ciò che mi circonda. Lavoro esaltando il bidimensionale, legando la formazione di strada ad una lettura architettonica e ponendo il colore come punto centrale della mia indagine. L’analisi del contesto si muove verso una rilettura dello spazio in chiave di colore, definendone una nuova estetica attraverso lo studio di quelle emozioni che generano i colori all’interno di uno scenario urbano e non. Alla base delle tue opere ci sono variazioni cromatiche e ripetizioni geometriche: come nasce quest’idea? Questa scelta nasconde dei significati? L’idea nasce dalla sensazione, dal fiuto dell’emozione dietro l’angolo. Lo studio del colore lo ritengo infinito ed infinita la sua potenza nelle visioni di ciascuno di noi. Il colore inizialmente era un pretesto per non aggiungere nulla al preesistente, semplicemente mi attraeva bucare il costruito con una singola cromia. A seconda dell’ordine e dei calcoli matematici interni alla composizione, si creano energie differenti percepibili su diversi livelli emozionali.

L’essere architetto influenza il tuo lato artistico?

Alcune delle materie che ho studiato al Politecnico di Milano mi hanno dato le basi per uno schema progettuale ben preciso. Ad esempio “Scienze dei Materiali dell’Architettura”, piuttosto che “Statica” o “Wood Design”, sono studi che mi capita di applicare per lo sviluppo di sculture e installazioni. Le fondamenta del disegno architettonico si intrecciano con quelle del disegno dei miei lavori, legate dalle stesse filosofie costruttive.

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Se avessi carta bianca, quale palazzo, monumento o piazza ti piacerebbe trasformare?

Non saprei da dove partire. Come cercavo di spiegare in precedenza prediligo costruzioni abbandonate: ruderi sparsi in mezzo alla campagna o fabbriche inserite nel contesto urbano. Non amo le nuove pitture su resti antichi o edifici tradizionali. Penso che alcune volte sia giusto perdersi tra le superfici, attendere sapendo che quelle giuste prima o poi arriveranno. La capacità del mio lavoro deve concentrarsi su quel limite invisibile per riuscire ad esaltarne la percezione, deformandone l’aspetto, ma senza abbattere il valore del preesistente. Stabilire un dialogo con ciò che già c’è e con il suo contesto lo ritengo sempre un obiettivo da raggiungere.

C’è una tipologia di street art che non ti piace?

Molta, soprattutto quella figurativa. Le facce sui palazzi non mi sono mai piaciute. Il percorso di ricerca che sto affrontando, ormai da quasi cinque anni solo sul colore, è iniziato proprio da un rifiuto di un determinato tipo di cose che vedevo sempre più frequentemente in giro.

Ti interessano altre forme d’arte?

Sì, in generale prediligo l’arte che lavora nello spazio. Ho molti riferimenti nella land art, nell’arte partecipativa, nell’arte povera, guardo con attenzione installazioni e sculture. Trovo ispirazione in elementi della storia del design e architetture, materie molto vicine. I quadri non mi sono mai piaciuti particolarmente: dipingere su tela mi annoia.

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In futuro ti piacerebbe cimentarti in altri ambiti artistici?

Sicuramente. Sto cercando di allargare sempre di più la visione del mio lavoro, prendendo punti di vista e tecniche differenti. La materia è grande e la ricerca lunga; credo che con il tempo tutto si possa evolvere in direzioni diverse. Mi piacerebbe costruire spazi e percezioni.

A cosa stai lavorando attualmente?

Durante questi giorni sto lavorando a Casalpusterlengo vicino alla mia città d’origine. Sto realizzando la ristrutturazione delle facciate di uno studio di architettura interno al paese. È molto interessante potersi confrontare con professionisti più grandi attraverso le mie opere. In parallelo sto disegnando degli schizzi di progetto per una scultura urbana che dovrà essere pronta a metà del mese prossimo a Verona.

Progetti per il futuro?

Tanti, speriamo il tempo basti. Sicuramente portare in giro con me i colori per il mondo.

 

 

 

 

 

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