Tamara de Lempicka è un’icona indiscussa dei ruggenti anni Venti, donna eccentrica ma sofisticata e artista trasgressiva ma elegante. Le sue opere l’hanno resa un’esponente di spicco del movimento artistico dell’Art déco e simbolo dell’emancipazione femminile. Il mistero che circonda la sua vita ha contribuito a renderla una leggenda, a partire dall’incertezza sulla data e sul luogo di nascita. Non era nata nel 1902, come lei stessa asseriva ma, come riportato dai documenti, nel 1898. Ha sempre dichiarato di essere nata a Varsavia ma, secondo recenti ricerche, il certificato di matrimonio e quello di morte indicano Mosca come luogo di nascita.

Figlia di una polacca benestante e di un ebreo-russo cosmopolita, due matrimoni, il primo con l’avvocato Tadeusz Łempicki e il secondo con il barone Raoul Kuffner, una figlia e moltissimi amanti,passò la sua vita tra feste e salotti. Nel 1911 approda in Italia insieme alla nonna materna e scopre la sua passione per l’arte. Nel 1914, disobbedendo alla volontà dei genitori, interrompe gli studi e si trasferisce a San Pietroburgo, dalla zia Stefa Jansen. Qui, durante una festa,conosce il giovane avvocato Tadeusz Lempicki e se ne innamora. I due si sposano nel 1916, poco prima dello scoppio della rivoluzione russa; l’anno seguente il marito viene arrestato per la sua militanza nelle file controrivoluzionarie, ed è solo grazie alle relazioni della moglie che viene presto liberato. I due si trasferiscono a Copenaghen, dove già si trovano i genitori di Tamara e, subito dopo, partono per Parigi. E’ proprio da Parigi che prende il via il suo percorso nell’ambiente dell’alta società; inizia a frequentare artisti cubisti e futuristi, diventando amica di Pablo Picasso, Jean Cocteau e André Gide.

Tamara de Lempicka

Quella di Tamara è stata una vita dedicata all’arte che la portò a girare il mondo recandosi in numerose città tra le quali Losanna, Parigi e New York, visitò la Germania, l’Italia e il Messico, dove nel marzo del 1980 morì. Nonostante i due matrimoni e i diversi amanti, era una bisessuale dichiarata; dedicarsi alla pittura fu la sua risposta all’infelicità matrimoniale e alla crisi economica. Passava otto ore al giorno davanti alle tele con rigore e disciplina: osservava, assorbiva, rielaborava e intercettava la modernità e i suoi cambiamenti epocali.

La sua arte è fortemente visiva, sensuale e scandalosa ed è caratterizzata da una potente costruzione scultorea delle figure, sempre cariche di tensione, tormentate, romantiche e apparentemente statiche. Le opere di Tamara reinterpretano il colore, rendendolo essenziale e protagonista assoluto. La gamma cromatica è ridotta ma forte, gli spazi ristretti e i volti spigolosi delle figure sono definiti da ombre nette. Il colore è steso con pennellate estremamente accurate che mettono in risalto volumi netti e levigati. Le donne di Tamara de Lempicka sono belle, ricche, eleganti, intense, maliziose e irraggiungibili. La sua pittura, teatrale e raffinata, mescola sapientemente arte e moda ed è condizionata da elementi diversi: cubismo, futurismo, grafica, cinema, fotografia, pubblicità, architettura ed editoria.

Tamara de Lempicka - Bugatti

L’autoritratto a bordo della Bugatti verde è diventato il simbolo di un’epoca. La pittrice si ritrae al volante con caschetto e guanti di daino. Dallo sguardo da diva color ghiaccio traspare la fierezza di una donna che si sente simbolo dell’emancipazione femminile: il risultato è un concentrato esplosivo di glamour. Tamara, in realtà, guidava una Renault gialla e il quadro è inspirato a una foto di André Kertész uscita su Vu, rivista molto seguita all’epoca. Come si legge in Le Figaro (1930): “L’automobile non segnerà soltanto un’epoca, ma sarà il simbolo della liberazione della donna: avrà fatto, per spezzare le sue catene, molto più di tutte le campagne femministe e le bombe delle suffragette. Dal giorno in cui ha afferrato un volante Eva è diventata uguale ad Adamo. Quando una donna avrà tra le mani una forza di diciotto cavalli che guiderà col mignolo, si farà beffe dell’uomo che, da secoli, le dice: Io sono il tuo padrone perché ho dei muscoli più forti dei tuoi e perché posso asservirti con la maternità”.

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La pop-star Madonna, affascinata dalla pittrice, è diventata una delle sue principali collezioniste. La regina del pop ha inserito alcune opere della Lempicka nei video musicali di “Open Your Heart” (1987), “Express Yourself” (1989), “Vogue” (1990) e nelle scenografie del Who’s That Girl tour del 1987 e del Blond Ambition world tour del 1990. Madonna ha contribuito, senza dubbio, alla riscoperta e alla rivalutazione, soprattutto mediatica, della pittrice.

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