Nathalie Du Pasquier ha trascorso decenni a guardare il mondo come un assemblaggio di volumi e colori che aspettano solo di essere messi in relazione. Prima con il gruppo Memphis negli anni Ottanta, poi con una ricerca pittorica sempre più personale e rigorosa. La ceramica è arrivata dopo, quasi naturalmente, come se la superficie di una piastrella fosse sempre stata lì ad aspettarla.
Le Mattonelle Margherita, nate dalla collaborazione con Mutina, sono il risultato di questa attesa. Non un progetto decorativo. Un sistema dove il colore diventa architettura e il segno si fa struttura.

Image credits: Mutina
Da Memphis alla ceramica
Chi conosce il lavoro di Du Pasquier sa che la sua estetica non ha mai cercato la quiete. I colori saturi, le geometrie irregolari, la gioia visiva dichiarata e senza scuse: tutto questo era già presente nelle sue tele e nei suoi oggetti. La ceramica non cambia questa visione, la porta in una dimensione nuova. Tattile, domestica, replicabile ma mai identica.
La superficie ceramica non è più un limite ma una soglia. Attraverso la combinazione di elementi diversi, Du Pasquier crea un ritmo che ricorda le sue tele: l’equilibrio non è mai statico, nasce da un contrasto vibrante tra pieni e vuoti, tra colori saturi e toni terrosi. La stesura cromatica appare quasi digitale nella sua precisione, eppure profondamente umana nelle sue imperfezioni studiate.

Image credits: Creative representation
Quarantuno grafiche, infinite combinazioni
Il cuore di questa collezione sono quarantuno grafiche diverse, disegnate a mano e poi impresse sul supporto ceramico. Non una ripetizione meccanica ma un alfabeto visivo completo. Cerchi, linee spezzate, campiture piatte che si rincorrono sulla superficie suggerendo una profondità che inganna l’occhio e amplia i volumi della stanza.
La geometria nelle mani di Du Pasquier perde la sua rigidità accademica e diventa segno primordiale. Ma l’aspetto più interessante è un altro: chi acquista queste piastrelle non riceve un progetto finito. Riceve un sistema aperto. L’utente diventa co-autore, può orchestrare i moduli per creare tappeti ceramici che sembrano tessuti o pareti che ricordano grandi quadri astratti. È un’idea di design che restituisce libertà invece di toglierla.

Image credits: Mutina
Il ruolo di Mutina
Dietro questo progetto c’è anche una sfida tecnica che non va sottovalutata. Mutina ha dovuto trovare il modo di mantenere la vivacità dei pigmenti senza sacrificare la resistenza del materiale. Tradurre quarantuno grafiche disegnate a mano in un prodotto industriale riproducibile, mantenendo le imperfezioni studiate che rendono ogni pezzo riconoscibile, non è un lavoro banale.
Il risultato è un prodotto che ha la nobiltà dell’artigianato e la precisione dell’industria. Le Mattonelle Margherita non si limitano a rivestire, arredano. La loro presenza trasforma la percezione tattile degli ambienti, invita a sfiorare le superfici per sentire la densità del colore. In un momento in cui il minimalismo monocromatico domina il mercato, questa collezione prende una posizione precisa: la decorazione non è un eccesso, è una forma di pensiero.
Una palette che conosce la luce
I colori scelti da Du Pasquier non sono casuali. I gialli ocra, i blu profondi, i rossi mattone sono calibrati per interagire con la luce naturale, cambiando leggermente durante il giorno. La palette è mediterranea ma rivisitata, riconoscibile ma mai scontata.
È questo che rende le Mattonelle Margherita qualcosa di più di una collezione di piastrelle. Sono un modo di abitare lo spazio con una consapevolezza diversa, dove ogni angolo di muro può diventare un punto di attenzione. Non spettacolare, non invadente. Presente.
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