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La retrospettiva di Harry Gruyaert alla CAMERA di Torino

La retrospettiva di Harry Gruyaert alla CAMERA di Torino
Image Credits: MagnumPhotos
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Harry Gruyaert arriva finalmente in Italia. Dal 18 giugno al 4 ottobre 2026, la CAMERA di Torino ospita la sua prima grande retrospettiva nel paese — un evento che colma un’assenza sorprendente, considerato il peso che questo fotografo belga, membro di Magnum Photos, ha avuto nella storia della fotografia europea a colori. Non cercava storie da raccontare, né soggetti da documentare: cercava il momento in cui luce, forma e colore coincidono in qualcosa di irriducibile. È quello sguardo — costruito e affinato nel corso di cinquant’anni di lavoro — che Torino porta ora al pubblico italiano per la prima volta.

L’evento segna anche un passaggio istituzionale di rilievo: è il primo ciclo di mostre firmato da François Hébel come direttore artistico di CAMERA, e la scelta di aprire con Gruyaert non è casuale. C’è una coerenza programmatica nell’anteporre, all’inizio di una nuova stagione espositiva, un autore che ha dedicato l’intera carriera a interrogare il colore nella sua dimensione più radicale — non ornamentale, non narrativa, ma percettiva ed emotiva.



Image credits: MagnumPhotos

Una percezione non narrativa del reale

Il colore, per Gruyaert, non descrive: colpisce. “Con il colore si deve essere colpiti dalle diverse tonalità che esprimono una situazione”, ha dichiarato in più occasioni. È una postura fotografica che si distacca dal fotogiornalismo e dalla tradizione documentaristica per avvicinarsi — lo si avverte nelle sue immagini — a un modo di guardare più cinematografico e pittorico. Non è un caso che il suo lavoro si sviluppi in parallelo con il Pop Art e con la scoperta del Marocco: due esperienze, diversissime tra loro, che lo spingono a capire che il colore può sostenere da solo il peso visivo e concettuale di un’immagine.

In Europa, agli inizi degli anni Settanta, fotografare a colori era ancora considerato una pratica minore, quasi commerciale. Il bianco e nero aveva il monopolio della serietà fotografica. Gruyaert, insieme ad autori americani come Saul Leiter e William Eggleston — che avevano già aperto quella strada — fu tra i primissimi fotografi europei a rovesciare questa gerarchia, conferendo al colore una dimensione puramente creativa.



Image credits: MagnumPhotos

La retrospettiva alla CAMERA di Torino

L’allestimento torinese segue un filo cronologico e si apre con una delle serie più originali e meno conosciute al grande pubblico: i TV shots. Gruyaert, che aveva lavorato come direttore della fotografia per la televisione fiamminga, fotografa gli schermi delle prime televisioni a colori, catturando l’interferenza tra il medium televisivo e quello fotografico. È un gesto concettualmente anticipatore, che mette in scena la mediazione visiva decenni prima che diventasse un tema centrale nella cultura delle immagini.

Da lì, la mostra segue l’evoluzione del suo linguaggio attraverso i numerosi viaggi: Marocco, India, Stati Uniti, Belgio, Europa. Ogni territorio si distingue nel lavoro di Gruyaert non per la sua specificità geografica o sociale, ma per la qualità cromatica che emana — per come la luce vi si deposita, vi rimbalza, vi si contrae. La sua è una cartografia emotiva fatta di saturazioni, ombre colorate, riflessi. Il percorso espositivo attraversa anche le trasformazioni tecniche del medium: dalla pellicola Kodachrome e dalle stampe Cibachrome del Novecento alle possibilità offerte dal digitale nel XXI secolo, senza che la continuità della ricerca ne risulti mai interrotta.



Image credits: MagnumPhotos

Il colore come esperienza fisica

Gruyaert non si è mai considerato un testimone. Non gli interessa documentare eventi o narrare vicende umane: vuole che l’immagine avvenga, che si produca come incontro tra lo sguardo e il mondo visibile. Le sue fotografie — una scena di spiaggia, un interno marocchino, un distributore di benzina americano, un vicolo belga sotto la pioggia — condividono tutte una qualità: il colore non vi è aggiunto, vi è contenuto. È già lì, nell’aria, nella superficie, nella tensione tra ombra e luce. Lui lo rivela.

Le opere di Gruyaert sono conservate in collezioni come il Centre Georges Pompidou di Parigi e la Deutsche Börse Foundation, e nel corso della carriera gli sono stati assegnati riconoscimenti come il Kodak Prize nel 1976 e il PhotoEspaña Life Achievement Award nel 2016. Eppure la sua presenza in Italia era rimasta, fino ad ora, perlopiù affidata alla circolazione dei libri e alle mostre internazionali. La retrospettiva di CAMERA colma finalmente questa lacuna, offrendo al pubblico italiano la misura di un’opera che ha ridefinito il modo in cui la fotografia europea si rapporta al colore.

Fonti:
Camera Torino, MagnumPhotos

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