C’è un momento, nella filiera dello stampaggio plastico, in cui un colore esiste solo sulla carta: una campionatura digitale, una sigla Pantone, una promessa cromatica che nessuno ha ancora toccato con mano. È esattamente quel varco tra l’idea e il manufatto che Chimar ha deciso di colmare con “Color Forecasting”, un progetto che ridefinisce il senso stesso della consulenza cromatica per il settore.
Nato dalla collaborazione con lo studio JoeVelluto, realtà vicentina attiva dal 2002 e nota per un approccio progettuale che intreccia ricerca, curatela e comunicazione, il progetto rifiuta l’analisi puramente teorica. Al centro c’è una designbox a tiratura limitata: non un catalogo, ma una piccola materioteca portatile, fatta di placchette di plastica stampata pronte per essere osservate, maneggiate, messe alla prova nella luce reale di uno studio di design.
È una distinzione che Andrea Maragno, co-fondatore di JoeVelluto e direttore creativo dello studio, tiene a marcare fin dal principio del lavoro:
«I trend raccontano il presente o, al massimo, lo raccontano con un po’ di ritardo. La visione, invece, è un’altra cosa, perché ha a che fare con una percezione, e queste percezioni si captano osservando ciò che succede intorno».
È il motivo per cui la Box non poteva restare un esercizio da tavola di tendenza: doveva avere un corpo.

Image credits: Chimar
Il colore come esperienza, non come previsione
Vittorio Rizzuti, CEO di Chimar, descrive la distanza che separa la percezione di un colore sullo schermo da quella sul prodotto finito come uno scarto che designer e uffici stile conoscono bene, e che spesso costringe a rincorrere correzioni tardive nel processo produttivo. La Box nasce per intervenire proprio lì, offrendo un supporto fisico capace di anticipare quello scarto prima che diventi un problema industriale.
Il lavoro, però, comincia molto prima della committenza. Lo spiega Maria Passuello, trend forecaster che affianca lo studio nella costruzione degli scenari:
«Il processo nasce chiaramente prima della commissione di Color Forecasting, perché è la ricerca costante che ci fa tenere gli occhi aperti rispetto a quello che sta succedendo a livello socioculturale».
Il colore, in questa prospettiva, non è più un dato da applicare a posteriori sulla superficie di un oggetto, ma un elemento che entra in dialogo con la materia fin dalle prime fasi del progetto.
I cinque scenari e la lettura del presente
Il cuore concettuale dell’iniziativa sono i cinque scenari che compongono la Box: Retrofuture, che fa incontrare l’eleganza degli anni Sessanta con un’ipertecnologia sobria; Extraextra, un immaginario alieno costruito su texture e tinte denaturate, specchio dell’incognita che l’intelligenza artificiale rappresenta ancora per molti; Simplecore, che celebra la sovraesposizione fotografica come nuova normalità estetica, ma anche come dichiarazione d’amore per la casa e per gli affetti più sicuri; Acidvintage, omaggio pixelato alla cultura pre-internet e alla necessità di una tecnologia più giocosa; Earthreboot, dove la natura riprende spazio tra texture ruvide e accenti sintetici, e l’uomo si ritrova collocato altrove rispetto a come si percepisce oggi.
Ogni scenario, prima di diventare campione fisico, deve superare un vincolo che Sonia Tasca, art director e co-fondatrice di JoeVelluto, riassume così:
«La palette deve essere naturalmente rappresentativa del fenomeno da un punto di vista di tono di voce: deve raccontare un’atmosfera che ci riconduce a quello scenario e lo definisce in modo inequivocabile».
Un criterio che il team si impone quasi in silenzio, prima ancora di discuterne:
«Questa palette deve parlare. Deve parlare con le immagini, deve trasferire le giuste sensazioni anche senza dover ricorrere all’uso di parole di supporto», aggiunge Tasca. Nessuna didascalia, in altre parole: se un colore ha bisogno di una spiegazione, lo scenario non ha ancora trovato la sua forma.

Image credits:
La sezione re_texture e il peso della materia riciclata
Se i cinque scenari raccontano la sensibilità del momento, è la sezione re_texture a portare il progetto su un terreno più concreto: quello dell’economia circolare vissuta come esperienza tattile.
Il polverino di gomma da riciclo meccanico post-consumo, certificato al cento per cento, non viene trattato come un semplice masterbatch sostenibile da dichiarare in scheda tecnica, ma come uno strumento progettuale a tutti gli effetti, capace di restituire profondità visiva e un’identità ambientale che si vede e si sente, senza rinunciare alla tenuta tecnica richiesta dal settore.
Un cambio di ruolo per il colore industriale
Quello che emerge da “Color Forecasting” è un progetto che sposta il baricentro del colore industriale: da finitura finale a driver di innovazione fin dalle prime scelte progettuali.
Per un settore come quello dello stampaggio plastico, spesso percepito come tecnico e distante dalle narrazioni culturali, l’operazione di Chimar e JoeVelluto rappresenta un tentativo non banale di restituire al colore la sua natura di esperienza condivisa tra industria, ricerca sociale e sensibilità del progetto.
È lo stesso meccanismo che Andrea Maragno descrive come cifra del metodo:
«Si cerca di percepire, di intercettare quello che in quel momento è il senso delle cose. Se capisci qual è il senso delle cose in quel determinato momento, il significato è anche molto più profondo, e riesci a dargli un contesto che poi può diventare un trend a livello percettivo e visuale».
La materia, qui, smette di essere un supporto neutro e diventa il luogo dove ogni previsione sul futuro estetico deve necessariamente misurarsi con la realtà.
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