TECNA 2026 dedica una delle sue giornate più tecniche a un margine estremo: quello in cui l’aria, superati i cinque Mach, smette di comportarsi come aria e diventa plasma corrosivo, capace di erodere qualunque superficie non pensata per resistergli. È in questo confine fisico, più che estetico, che si colloca il workshop “Advanced ceramics: a materials platform for next generation aerospace and beyond”, in programma il 23 settembre dalle 16 alle 17:30 nella Decortech Arena, hall B5-D5.
Il tema si allontana volutamente dal racconto della superficie decorativa che ha accompagnato altre tappe della manifestazione. Qui la ceramica non riveste, non colora, non definisce un ambiente domestico: diventa struttura portante, scudo termico, componente critico di un velivolo che deve attraversare l’atmosfera senza disgregarsi.

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La materia che regge dove tutto il resto cede
I compositi ceramici ad altissima temperatura, i cosiddetti UHTC, condensano in un’unica formulazione proprietà che raramente convivono altrove: un punto di fusione che supera abbondantemente quello dei metalli strutturali, una leggerezza che li rende compatibili con i vincoli di peso dell’aerospazio, una resistenza all’ossidazione che permette loro di sopravvivere a cicli termici estremi senza perdere integrità.
È una combinazione che la ricerca insegue da decenni, mentre l’ambizione di volare più veloci restava, fino a poco tempo fa, un orizzonte più dichiarato che raggiunto. I progressi recenti nella scienza dei materiali stanno accorciando quella distanza.

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Una filiera che dal laboratorio arriva al volo
Il workshop porta la firma del CNR-ISSMC, l’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per la Ceramica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, punto di riferimento italiano per lo sviluppo dei materiali ceramici avanzati.
L’incontro è organizzato da TECNA in collaborazione con BEX – Beyond Exploration Expo, la fiera dedicata alla space economy che si svolge in contemporanea a Rimini dal 23 al 25 settembre, e mette attorno allo stesso tavolo prospettive che raramente si incontrano in un’unica sede: quella della ricerca pubblica, con Frédéric Monteverde dell’ISSMC-CNR; quella accademica applicata alle strutture aerospaziali, con Alessandro Airoldi del Politecnico di Milano; quella dei centri di ricerca aerospaziale nazionali, con Mario De Stefano Fumo del CIRA; quella industriale, con Massimiliano Valle, alla guida di Petroceramics. Non un semplice ciclo di interventi, quanto un tentativo di rendere visibile una filiera che va dal banco di laboratorio al componente volante.

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Dove la manifattura ceramica incontra l’economia dello spazio
La scelta di ospitare l’incontro in un punto d’intersezione tra TECNA e BEX non è casuale. L’obiettivo dichiarato del workshop è costruire un ponte concreto tra l’ecosistema della manifattura avanzata e quello della space economy, mostrando come materiali e tecnologie di superficie nati per altri usi possano trovare, attraverso l’innovazione spinta dal settore spaziale, nuovi mercati e applicazioni ad alto valore. È un movimento che ribalta una gerarchia consolidata: non è più solo l’industria ceramica a guardare allo spazio come a un mercato di sbocco, ma è la ricerca aerospaziale a tornare a bussare alla porta di chi lavora la materia refrattaria da generazioni.
Rivolto esplicitamente a un pubblico non specialistico, l’incontro prova a rendere accessibili alcune delle frontiere più attuali della ceramica avanzata, in forma bulk o composita, senza perdere il rigore che la disciplina richiede. Resta il fatto che la stessa sostanza chimica capace di dare colore a uno smalto può, in un’altra scala e con un’altra formulazione, tenere insieme il muso di un velivolo ipersonico: una continuità di materia che TECNA, quest’anno, sceglie di raccontare fino in fondo.
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