La diciannovesima edizione della MOMENTA Biennale d’arte contemporanea a Montreal, “In Praise of the Missing Image”, ha esplorato le immagini assenti e le narrazioni dimenticate, trasformando le assenze visive in potenti strumenti di riflessione su memoria, identità e storia.
A Montreal, dall’10 settembre al 25 ottobre 2025, si è svolta la diciannovesima edizione della MOMENTA Biennale d’arte contemporanea, intitolata “In Praise of the Missing Image”. Curata da Marie-Ann Yemsi, la manifestazione ha invitato a uno sguardo diverso sulle immagini, su ciò che mancava, sulle assenze che parlavano più forte della presenza. In un mondo sovraccarico di fotografie, video e rappresentazioni, MOMENTA ha posto l’attenzione su ciò che non si vedeva, sulle storie sospese, sulle narrazioni dimenticate o trascurate.

La biennale ha trasformato la città in un paesaggio di assenze visive: dalle gallerie ai musei, dai centri artistici ai luoghi più insoliti, le opere di 23 artisti provenienti da 15 paesi e comunità indigene hanno creato un dialogo fragile ma potente tra memoria, identità e storia. Ogni installazione è diventata un frammento di racconto, un invito a osservare ciò che spesso viene ignorato. Le immagini mancanti non erano vuoti, ma spazi da riempire con riflessione, empatia e curiosità.

Opere come Levitate di Iván Argote, Twòn Kreyol di Raphaël Barontini o Elegy – for two ancestors di Gabrielle Goliath hanno mostrato come l’arte contemporanea potesse farsi veicolo di storie invisibili, mettendo in luce temi come l’eredità culturale, le disuguaglianze sociali e le memorie trascurate. In altri spazi, installazioni come Underbelly di Anique Jordan e Dust di Na Mira hanno trasformato il gesto del visitatore in un atto partecipativo: toccare, muoversi, osservare è diventato un modo per interrogare il tempo, la storia e ciò che restava nascosto.
MOMENTA 2025 non è stata solo una mostra, ma un laboratorio di pensieri e sensibilità, un’occasione per chiedersi cosa si perde quando si guarda solo ciò che è davanti agli occhi. L’arte si è mostrata come strumento di indagine, come lente per leggere le mancanze e dare voce a ciò che il mondo spesso non racconta. In questo spazio, le immagini assenti sono diventate protagoniste, e l’assenza stessa si è trasformata in narrativa.

Il programma, ricco di workshop, eventi pubblici e momenti di confronto, ha permesso al pubblico di sperimentare l’arte come pratica di riflessione condivisa. La biennale ha ricordato a tutti che anche ciò che non si vede può avere peso, senso e bellezza propria.
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