Cesc Abad incarna quella rara figura di artista capace di far scorrere la linfa vitale della pittura lungo le pareti curve di un volume argilloso. Osservando le sue opere, si ha l’impressione che il supporto non sia una scelta funzionale, ma una necessità biologica, quasi come se l’immagine avesse bisogno della rotondità della terra per respirare e pulsare.
Non siamo di fronte alla semplice decorazione di un oggetto, ma a una simbiosi profonda in cui la forma plastica e il gesto pittorico si fondono in un’unica entità narrativa.
La metamorfosi del paesaggio catalano
Nelle terre della Catalogna, il paesaggio non è mai stato un semplice sfondo, ma un protagonista attivo della storia artistica. Abad raccoglie questa eredità e la trasporta nel laboratorio, dove il fango si trasforma in bosco. La sua ricerca non si limita alla rappresentazione mimetica della flora o della fauna; egli cerca piuttosto di catturare l’energia primordiale del mondo naturale. I suoi vasi diventano ecosistemi in miniatura, dove rami intrecciati e sguardi di lupi sembrano emergere direttamente dalla materia grezza, sfidando la rigidità della ceramica cotta.
Il richiamo al post-impressionismo è evidente non tanto nella tecnica accademica, quanto nella gestione del pigmento. Il colore viene steso con una libertà che ricorda le pennellate materiche di fine Ottocento, dove la luce non cade sull’oggetto ma sembra scaturire dall’interno delle tinte stesse. Verdi profondi, ocra terrosi e azzurri improvvisi creano un ritmo visivo che guida l’occhio dello spettatore attorno alla circonferenza dell’opera, annullando la distinzione tra fronte e retro.
In questo flusso continuo, la narrazione si svela lentamente, obbligando chi osserva a un movimento fisico, a una danza lenta attorno al pezzo per coglierne ogni sfumatura.

Image credits: Cesc Abad
La ceramica pittorica come linguaggio contemporaneo
Esiste una tensione sottile nel lavoro di questo artista, una vibrazione che nasce dall’incontro tra la fragilità del supporto e la forza quasi brutale delle immagini rappresentate.
La ceramica pittorica di Abad si distacca radicalmente dal minimalismo decorativo che ha spesso caratterizzato il design contemporaneo degli ultimi decenni. Qui, l’abbondanza non è mai ridondanza, ma espressione di una vitalità incontenibile. Ogni segno è una traccia di un pensiero che vede nella natura un archivio infinito di simboli e archetipi.
L’approccio tecnico è meticoloso pur apparendo istintivo. L’uso sapiente degli smalti permette di creare trasparenze e sovrapposizioni che donano profondità al racconto. Eppure, nonostante la complessità della lavorazione, l’opera mantiene una freschezza esecutiva che è tipica di chi domina il mezzo al punto da potersene dimenticare. Le superfici non sono mai perfettamente levigate o asettiche; conservano le irregolarità della mano, le cicatrici del fuoco, i piccoli incidenti del mestiere che rendono ogni pezzo un organismo unico e irripetibile.
È in questa imperfezione controllata che risiede il segreto del suo fascino: l’arte che non teme il contatto con la realtà.

Image credits: Cesc Abad
Il dialogo tra volume e pigmento
La sfida di dipingere sul volume risiede nella distorsione della prospettiva. Abad risolve questo enigma trasformando la distorsione in un punto di forza. Le figure si allungano, si flettono seguendo la spalla del vaso, si nascondono nel restringersi del collo dell’anfora. La pittura diventa così tridimensionale, non perché si stacchi dalla superficie, ma perché vive nello spazio occupato dall’oggetto. La natura che egli rappresenta è una forza che avvolge e protegge, ma che al contempo reclama il suo spazio vitale, quasi volesse rompere il guscio ceramico per tornare alla terra.
Questo ritorno alle radici, inteso sia come materiale fisico che come ispirazione spirituale, pone il lavoro dell’artista catalano in una posizione di rilievo nel panorama delle arti applicate attuali. In un’epoca dominata dal digitale e dall’immateriale, la tangibilità delle sue opere offre un ancoraggio sensoriale necessario. Si percepisce il peso, il calore e la consistenza di una visione che non vuole essere consumata in uno sguardo veloce, ma vissuta in un tempo lento, quello della contemplazione e della scoperta.
Ci si chiede, infine, se sia la pittura a nobilitare la ceramica o se sia la ceramica a offrire alla pittura una dignità nuova, più concreta e quotidiana. Forse la risposta risiede proprio in quell’equilibrio instabile tra l’artificio del colore e l’onestà della terra, una tensione che Abad coltiva con la pazienza di un botanico e l’audacia di un visionario. Resta il fatto che, davanti a una sua opera, il confine tra interno ed esterno, tra uomo e paesaggio, sembra farsi sottile come un velo di smalto.
Fonti:
Cesc Abad, Barcelona Cat
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