Colore, fotografia e architetture industriali: intervista a Luca Casonato
Luca Casonato è fotografo, laureato in ingegneria edile. Le sue principali passioni: il contesto urbano, le architetture e la metropoli, tematiche che si riflettono nelle sue fotografie. Lo abbiamo intervistato per conoscere più a fondo le sue opere.
Il tuo lavoro si concentra prevalentemente sulla rappresentazione di scenari urbani, tecnologici o architetture: da cosa deriva questa scelta? Cosa rappresentano questi luoghi per te?
Dedico molte energie all’ambiente antropizzato, urbanizzato, costruito, modificato: questo costituisce il tema principale delle mie immagini.
I miei progetti parlano della società contemporanea, senza però mostrarla in modo diretto, ma descrivendo i luoghi dove vive e opera -quasi la città e l’ambiente fossero dei contenitori vuoti- e quei reperti che ne indicano l’estrema abilità tecnica. In sintesi, ritraggo la società mostrando il suo contenitore e i suoi prodotti.
Altro elemento ricorrente nelle tue fotografie è la modularità: pensi che la riproduzione seriale sia uno specchio dei tempi? Che valore ha nei tuoi lavori?
La serialità e la modularità sono sicuramente due caratteristiche che permeano tutta la società contemporanea, sia nei suoi manufatti, sia nei suoi comportamenti.
Ho scelto di esprimermi attraverso la fotografia: una forma di comunicazione e di arte che si avvale di una macchina (quella fotografica) per descrivere e riprodurre serialmente il mondo.
Nei miei progetti la serialità è presente anche sotto forma di visione ossessiva e ricerca compulsiva di elementi che si ripetano. Molti miei progetti (uno su tutti “Colliders”) sono costruiti come un’accumulazione di immagini molto simili per costruzione e struttura visiva, quasi scattassi più volte la stessa foto, seppur a soggetti differenti.
Una visione seriale-ossessiva per un ambiente per lo più modellato attraverso le leggi della ripetizione. Queste mie scelte espressive sono frutto di una propensione e di un metodo di natura quasi scientifica nell’indagare il reale.
Nelle tue opere si nota spesso la scelta di enfatizzare colori accesi, tinte forti e vivaci: quanta influenza ha il colore nel tuo operare artistico? Ci parli del perché di questa scelta?
Quella dei colori accesi e ben definiti, quasi neo-pop, è una scelta da collocarsi ancora più a monte: ricerco e sono visivamente attratto da soggetti con queste caratteristiche, anche a livello inconscio.
Per me vedere significa vedere a colori.
Mi piace che i miei soggetti abbiano colori molto forti e brillanti, con tinte quasi piatte, come avviene nei cartoon: nel mio immaginario è un po’ come se un albero fosse verde e a quel verde piatto si sovrapponessero ombre, riflessi, schiarite. Spesso scelgo di scattare in giorni col cielo coperto perché la luce è diffusa e l’effetto di tinte piatte e colori vibranti è enfatizzato. Mi sembra che questo renda le mie immagini più astratte, simboliche, un po’ metafisiche.
Tutto ciò confluisce nel mio modo di mostrare/fotografare il mondo: desidero ottenere immagini fintamente rassicuranti, in cui il soggetto è messo chiaramente al centro, i colori sono ben definiti e anche un po’ giocosi; immagini formalmente chiare, ma oscure per implicazioni, significati e destinazioni. Fotografie che ci spingono a porci domande complesse e a porci solidi dubbi, anziché restituirci un’immagine illusoria e semplificata della realtà.
Fonti immagini: Luca Casonato




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