Fino al 12 ottobre 2025, il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona ha ospitato Flowers of My Desire, prima grande mostra pubblica in Svizzera dedicata a Joana Vasconcelos, una delle voci più radicali e riconoscibili del panorama artistico contemporaneo europeo. Nata a Parigi nel 1971 da genitori portoghesi, Joana Vasconcelos ha costruito una poetica potente e viscerale, capace di fondere arte pop, artigianato tradizionale e denuncia sociale.
Un percorso con Joana Vasconcelos tra femminilità, memoria e politica
Celebre per le sue installazioni monumentali e provocatorie, Vasconcelos ha esposto in contesti internazionali come la Biennale di Venezia, il Palazzo di Versailles e il Guggenheim di Bilbao. Ad Ascona, la sua arte approda in una veste antologica e immersiva: più di trenta opere realizzate tra gli anni ’90 e oggi tracciano un percorso stratificato tra femminilità, ironia, memoria e tensione politica.
Curata da Mara Folini e Alberto Fiz, la mostra non si limita a una celebrazione estetica. Al contrario, prende posizione. Dà spazio alle opere più dure e problematiche, lasciando volutamente sullo sfondo l’aspetto spettacolare per approfondire la dimensione critica e affettiva del lavoro di Joana Vasconcelos.

Oggetti disobbedienti e gesti di resistenza
Le sue creazioni – cuori in plastica che pulsano a ritmo di fado, letti composti da blister di pillole, frigoriferi che inglobano pellicce, mobili ricamati e Valchirie tessili alte dieci metri – raccontano un mondo dove l’ordinario si trasforma in dispositivo simbolico. Il domestico diventa scena del conflitto, lo sguardo femminile uno strumento di sovversione.
Come scrive Alberto Fiz, le sue opere sono «oggetti disobbedienti», corpi ibridi che sfuggono alla funzione per generare nuove narrazioni. Il gesto dell’uncinetto – cifra ricorrente e politica della sua pratica – non è mai decorativo: è una forma di resistenza gentile, una presa di parola.
Tra grottesco, kitsch e spiritualità popolare
L’arte di Vasconcelos attraversa i registri del grottesco e del giocoso, del sacro e del kitsch. In Red Independent Heart, reinterpretazione del Cuore di Viana, la sacralità popolare portoghese viene smontata e riassemblata con materiali poveri, in un cortocircuito visivo che unisce folklore e contemporaneità, spiritualità e consumo.

L’ironia tagliente di Cama Valium
E ancora: in Cama Valium, l’ironia si fa tagliente. Un letto composto interamente da blister medicinali denuncia con silenziosa forza la medicalizzazione del disagio femminile. «Un letto di pillole che vale più di un Picasso», afferma l’artista, sorridendo ma affondando il colpo.

Un teatro della memoria e della trasformazione
In Flowers of My Desire, ogni installazione apre un varco. Ogni oggetto è una domanda. Ogni stanza è un teatro della memoria, dove la materia si fa linguaggio e il privato si politicizza. Il visitatore è chiamato ad attraversare simbolicamente una soglia: a lasciarsi attraversare da un’estetica che, sotto la superficie colorata e seducente, cela una critica feroce e necessaria.
Come ha dichiarato l’artista stessa:
«Sarò femminista finché Dio porterà la barba».
E questa mostra è, in fondo, un atto di fede nel potere trasformativo dell’arte: ironica, sensuale, feroce. Ribelle.
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