“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
Questa è la filosofia adottata dall’architettura d’interni che per anni ha promosso un completo rinnovamento degli spazi, servendosi dell’esistente. In che senso? La tendenza viene chiaramente dalla consapevolezza che riuso, riciclo e riscoperta sono valori fondamentali per l’approccio progettuale.
Less is more è un motto molto usato molto dal movimento moderno e oggi viene riletto in chiave di consumi sia energetici che materiali.
Uno studio di architettura spagnolo che da anni opera a Barcellona, ha riportato agli estremi questo concetto.
Sin dagli inizi, il gruppo ha tentato di recuperare il pre-esistente, spogliandolo dagli elementi eccentrici, rivelando la bellezza del mattone a vista, del cemento armato e degli scheletri complessi.
Questo comporta un ritorno della costruzione nella sua essenza originaria e in termini di sostenibilità si può lavorare preservando più dell’indispensabile, sotto una nuova luce.
“Less is more” per lo studio spagnolo
Harquitectes, lo studio spagnolo di cui parlavamo sopra, non a caso si focalizza sulla città catalana e i suoi dintorni.
Il loro obiettivo è proprio quello di restituire case in cui emerga il loro spirito retrò e originario.
Attraverso il ritorno a un’architettura spogliata dalle finiture ma vestita di significati, la tendenza è quella di dare nuovamente dignità agli edifici e agli interni. Trasformando il “poco” e valorizzandolo, diventerà un “abbastanza”.
Non sono chiaramente gli unici a farlo; si tratta invece di una prerogativa che contraddistingue la maggior parte degli studi di architettura gestiti da giovani. In generale, la volontà è quella di conservare l’anima della struttura, mantenendo dentro essa il fantasma di quello che è stato vissuto, tracciando la propria memoria tramite la sottrazione degli elementi e la conservazione delle loro impronte.
Di seguito alcune immagini d’esempio:


Adotteresti anche tu la famosa logica “less is more”?
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