La perfezione sembra ormai essere scomparsa.
Alle linee dritte e le forme geometriche perfette, si preferisce un’estetica brutale, fatta di caroselli di photo-dump con scatti mai riusciti e spazi urban sempre più caotici. La fascinazione per il brutto sembra aver conquistato tutti, realizzando un’inversione di rotta che si consolida sui social.

Ma perché siamo così attratti dall’imperfezione?
Una domanda che ancora cerca una risposta precisa, ma apre spunti necessari per trovarla. Il linguaggio autentico e veritiero sembra essere scomparso e rimpiazzato da immagini poco sincere studiate a tavolino.
Soprattutto, ci troviamo di fronte all’era della decadenza, un periodo di tempo scandito da precarietà e disillusione, dove le nuove generazioni non riescono a riconoscersi.

Il “brutto” nell’arte

In campo artistico tutto ciò si riflette in un’estetica pessimista e cruda, che esprime la necessità di riflettere su tematiche attuali e contemporanee come la crisi d’identità, lo sgretolamento sociale e i problemi ambientali. Temi che ricercano un linguaggio che li rispecchi, capace di sconvolgere il pubblico ponendolo davanti alla realtà senza retoriche.
Un esempio è il collettivo MRZB, una realtà interessante che si schiera contro il consumismo globale, realizzando immagini rappresentanti la frammentarietà dell’esistenza di oggi, attraverso figure di manichini, clown e situazioni orrorifiche.

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Il “brutto” nel design

Lo stesso fa il design, rivolgendosi sempre di più verso forme organiche e imperfette, piuttosto che prediligere la rigidità e i materiali freddi come l’acciaio o il vetro.
Se prima il design è sempre stato improntato a soddisfare una funzione ben precisa, oggi invece guarda più al recupero e al riciclo, favorendo la creazione di oggetti irregolari e scegliendo materiali grezzi e imperfetti.

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Perché secondo te, ci troviamo ad apprezzare ciò che è esteticamente brutto? Credi sia forse un modo per dimostrarsi diversi e fuori dagli schemi?

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Credits: Collateral
Credits photo: Artribune

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