Home Arte Martin Verdross e la Super Art
Arte

Martin Verdross e la Super Art

Martin Verdross
Condividi

Intervista a Martin Verdross

 

Artista ok. Ma che tipo di artista sei?

Questa, per me, è la grande domanda proibita. Dopo un secolo di De-skill ci ritroviamo nel contemporaneo dove il saper fare tecnico non è più una competenza dell’artista di avanguardia. L’arte, anche quella non definita “arte concettuale”, oggi va comunque osservata attraverso un filtro che, in primis, ne identifica il concetto. Il medium va scelto liberamente e si adegua al rispettivo progetto, perché tutto è fattibile e non è necessariamente l’artista a doversene occupare. In verità questo significa che il medium, strettamente parlando, non esiste più.

Tutto è una potenziale forma espressiva. Lo trovo perciò limitante dovermi definire pittore, scultore, performer, video-artista o simile – ridurrebbe il significato del mio lavoro alla sua forma fisica, declassando la rilevanza del contenuto. Se il mio concetto sì esprime in miglior modo nella preparazione di un pasto, definitemi cuoco. Se scelgo di esprimermi nel guidare un taxi, sarò un tassista per quella volta. Se il mio medium consiste nel compiere un atto illegale, agisco come delinquente. Chiamo questo approccio Super Art in quanto si muove oltre i dogmi del mondo dell’arte. Mi riservo il diritto di essere o non essere un certo tipo di artista.

 

Qual è la funzione del colore in questa fase di enormi cambiamenti a metà fra la memoria del classico e la proiezione del pensiero moderno?

Il colore ha sempre avuto un ruolo simbolico oltre a quello evocativo emotivo, sia nell’arte che nel design. Se tutte le altre regole del gioco sono cambiate durante il XX° secolo, questo non è cambiato. È cambiato invece il modo nel quale il colore si manifesta, si presenta nel suo significato. Come William Turner usa il colore per creare pura atmosfera e poesia pittorica nei primi decenni dell’Ottocento lo fa Mark Rothko nel secolo successivo. Ma non si può di certo dire che le loro opere siano paragonabili, come non lo sono, nel design, le ceramiche per la cerimonia del tè di Arakawa e i prodotti realizzati da Droog, sebbene entrambi sono maestri nell’uso del colore.

É diversa oggi la percezione del colore da parte del pubblico rispetto a cento anni fa, e diversa ancora rispetto a quattrocento anni fa. È diverso l’effetto che il colore ha sul pubblico canadese rispetto all’effetto che ha sul pubblico giapponese. È irritante arredare un’architettura moderna con la paletta cromatica tipica per un interno del 1400 europeo, come è irritante dare in mano a un canadese un cellulare progettato secondo l’approccio estetico giapponese. I colori che abbiamo a disposizione sono gli stessi da quando siamo in grado di distinguerli ed usarli. Quello che cambia è il nostro modo di guardarli.

 

Che feeling stabilisci tra colore e materia?

Il rapporto fra un oggetto e il suo colore è di un’importanza molto alta nella percezione umana. Siamo geneticamente programmati per continuamente e inconsciamente analizzare questo rapporto nella nostra vita quotidiana e per giudicare il ruolo e valore di un oggetto attraverso di esso. Se oggetto e colore non combaciano secondo la nostra memoria culturale o genetica, nella nostra percezione scatta un allarme istintivo che ci segnala la presenza del problema. Ci possiamo stupire così del rosso troppo violaceo per i nostri gusti che appare su un semaforo di un’altro paese, o ci fermiamo di colpo in supermercato davanti a una latina di Coca Cola verde che è nuova sul mercato e sembra stonare per qualche motivo. Nell’arte come nel design, questo momento di sovrapposizione alienante fra forma e colore può diventare concetto portante – ci piace lo scandalo quotidiano.
In Oceania, per esempio, l’industria alimentare ha introdotto la moda del cibo nero: alimenti familiari a tutti, come l’hamburger o con il gelato, che improvvisamente si trovano in versione completamente nera nei negozi e ristoranti.

 

Fotografie di Martin Verdross

 

Condividi

Scrivi un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Facebook

Articoli collegati
© Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026
ArteColore

La materia dei sogni: Dalí, la moda e l’immaginazione che prende forma

Salvador Dalí non ha mai avuto molto rispetto per i confini, che...

Grandi teli dipinti con campiture fluide multicolori sospesi lungo le pareti di una sala espositiva, con visitatori nel corridoio centrale
Arte

Katharina Grosse e il colore che invade lo spazio

Katharina Grosse lavora con il colore come se fosse una sostanza capace...

Marcel Duchamp appoggiato a un plinto con l'orinatoio Fountain firmato R. Mutt, davanti a una grande ruota di bicicletta
Arte

Marcel Duchamp 2026: l’oggetto come gesto concettuale

Marcel Duchamp non ha mai smesso di osservarci attraverso il vetro opaco...

Arte

L’arte nell’era della perfezione automatica dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale ha smesso da tempo di essere un fenomeno di frontiera....