Brian Rochefort (1985) vive a Los Angeles. Le sue opere mescolano caos e ordine. L’artista trova grande ispirazione dai suoi innumerevoli viaggi ed è così che, sulle sue sculture in ceramica, troviamo foreste, barriere coralline, elementi naturali, piumaggi di animali esotici. Ma un occhio più attento può facilmente notare anche elementi riconducibili a Mitchell, Oehlen, de Kooning, pittori astratti che ispirano un modo nuovo di fare ceramica.

Le opere d’arte firmate da Brian Rochefort portano importanti nomi apocalittici. Si chiamano Mutilated World, Inferno, Heat Death, e poi Comet, Suberosa, Fiery Dawn, Strange Matter, Midnight, Stellar Gem. Sono fatte di grumi, superfici porose, colate di massa vetrosa, lapilli sedimentati, elementi senza nome. Le loro forme richiamano crateri di vulcani, grotte o vasi, e sono colorate, ricche di stratificazioni e di depositi di materiali, di volumi sfaccettati e superfici lucide, brillanti, vibranti. Le sculture si addensano nello spazio come crateri bloccati nel momento di massima eruzione cromatica. Brian Rochefort riesce a immortalare la potenza della materia, la rabbiosa esuberanza delle variabili di colore che sembrano schiantarsi per dar vita a un agglomerato di pura energia.

“Uso la natura come ispirazione per tutte le mie sculture, ma trovo impossibile imitare nel mio lavoro qualcosa che ho visto in Africa o in Amazzonia. Le mie sculture sono rappresentazioni astratte di luoghi che ho visitato, ricordi. Ho trascorso tre anni viaggiando nell’America centrale e meridionale, nell’Africa orientale, visitando le più remote foreste pluviali tropicali e vulcani. Tra un viaggio e l’altro ho sviluppato questo lavoro che si è evoluto da piccole opere a grandi sculture multidimensionali. Penso che tutti dovrebbero prenderne atto e cercare di allontanarsi dalla città, dalla periferia, dai social media e dalla politica e immergersi nel mondo naturale isolato. Non solo è illuminante, ma è una parte fondamentale della nostra psiche che stiamo in gran parte trascurando per guadagni materiali “. Estratto da un’intervista con l’artista pubblicata l’2 / 0920 su Visual Atelier 8

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